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Un concerto di rara intensità, un live act che avrebbe meritato di certo un pubblico più numeroso, anche se non sembra essere questa la preoccupazione in grado di affliggere Thalia Zedek, chitarrista e songwriter di 47 anni, da tanto tempo ormai sulla scene indie della East Coast americana. Seguace incrollabile di Patti Smith ai tempi del primo punk U.S.A., Thalia si è poi realizzata artisticamente attraverso tutta una serie di progetti musicali, dalle cui ceneri è sempre stata capace di ripartire con nuova linfa vitale, senza mai sacrificare se stessa, quello in cui lei credeva, senza mai cedere a compromessi. Dapprima con le Dangerous Birds, un gruppo rock al femminile, dal quale ha preso le distanze per dedicarsi alle sonorità più crude e violente degli Uzi, poi con la band newyorkese dei Live Skull, dei quali diventò la prima vocalist. Dopo un lungo periodo di crisi, dovuto anche all’abuso di sostanze stupefacenti, Thalia ritrova se stessa a Boston, con i Come dell’amico Chris Brokaw, il batterista di quella band. Pubblica quattro album con loro, dischi che ottengono anche un discreto successo commerciale, e nel 2001 è pronta per cominciare la sua carriera solista.
Questa sera Thalia ci presenta dal vivo brani tratti da “Liars And Prayers”, il suo quarto album solo, il suo disco migliore, pubblicato da quelli della Thrill Jockey. Sono con lei sul palco del Circolo degli Artisti, David Michael Curry, alla viola, Winston Braman, al basso, Mel Lederman, al piano, e Daniel Coughlin, alla batteria. La band è ben affiatata e produce un rock ruvido ed essenziale, dal quale emergono la voce sofferta e la chitarra straniata di Thalia. Si comincia con “Come Undone” e “Next Exit”, due rock ballads delicate negli arrangiamenti, ma quanto mai elettriche e dure nella loro essenza stilistica. Seguono la sofferta “Body Memory” e la bellissima “Do You Remember”, un pezzo da brividi, che ci riconcilia con la musica intesa come massima espressione delle viscere, a dispetto della tanta superficialità del sofisticato pop rock oggi imperante. E ancora “We Don’t Go”, “Bus Stop”, “Brother”, “Lower Allston”, “Stars” e “Begin To Exume” per un concerto che non conosce momenti di pausa, che sviluppa rock psichedelico a tratti feroce, ma che mantiene una cura speciale, una attenzione davvero maniacale per la sezione melodica di ogni singolo brano.
Thalia Zedek forse non raggiungerà mai le vette delle classifiche, non è quello il suo intento, ma è musicista vera, che racconta sofferenza ed amore, che mescola “bugie e preghiere” in un sontuoso ritratto live di una umanità persa, forse un po’ decadente, ma che non rinuncia a farsi sentire.
Articolo del
20/10/2008 -
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