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“Assolutamente Benson”, recita il titolo dell’album, finalmente Benson, aggiungiamo noi. Nel corso di una carriera ormai quarantennale, George Benson ha fatto della sua chitarra un veicolo attraverso il quale esprimere emozioni e stati d’animo. Artista disciplinato per pulizia e raffinatezza tecnica, sostenitore di un suono “vintage” e ancorato alla tradizione (i suoi modelli sono nel Jazz, da Charlie Christian a Wes Montgomery), Benson ha conosciuto, nella decade che va dalla fine degli anni ’80 alla fine dei ’90, un periodo di oblio. La sua voce, dopo i successi commerciali di album come “ Breezin’ ” o “Give me the night” era scomparsa, fagocitata dalle nuove star e dai gusti del pubblico, che preferiva chitarristi più “distorti” e appariscenti nello stile. In pochi ricordano la sua produzione in quegl’anni oscuri ma adesso è tornato, e lo ha fatto con un album asciutto , privo dei fronzoli e degli arrangiamenti tipici del suo periodo aureo. Un pizzico di synth, qualche percussione qua e la e il gioco è fatto. Il resto è il classico George Benson, con la sua chitarra, il fraseggio “doppiato”dalla voce( che sono i suoi marchi di fabbrica), che con gli anni si è fatta meno cristallina, ma ha acquistato in profondità ed eleganza. Intendiamoci: “Absolute Benson” non è il miglior album di quest’inizio millennio, ma è comunque interessante, sincero e suonato con passione.La chitarra sta sempre lì al suo fianco, nella foto di copertina come nei ritmi latini di “El barrio”, o nel singolo estratto per la radio, “The ghetto”, che richiama a tratti Carlos Santana. Potreste mai confondere la voce di Frank Sinatra, il rock’n’roll di Elvis o la tromba di Miles Davis con altri? George Benson appartiene a questa categoria: è uno di quei pochi artisti che riempie gli stadi come i club di Jazz, e che fa audience al “Pavarotti & Friends”, magari al fianco di Brian Adams o della Pausini. Ad aiutare comunque Benson nella realizzazione di quest’album, partecipano alcuni dei suoi vecchi amici di sempre: Joe Sample, negli anni ’70 col gruppo Soul-funky “The Crusaders”, qui in veste di tastierista-autore di 4 dei 10 brani contenuti nel cd; Steve Gadd, jazzista di vecchia data e sessionman di lusso, e il più giovane di tutti, Christian McBride, contrabbassista affermato, già nella band di Joshua Redman. Oltre a questi, una lunga fila di collaboratori fra i quali Alex Acuna, Luis Conte e Vidal Davis, tutti ottimi percussionisti con trascorsi di Jazz e Fusion alle spalle. “Absolute Benson” non vi farà sicuramente sobbalzare dalla poltrona, o trattenere il respiro per l’emozione, ma è un lavoro onesto che ridà vigore ad un artista per lungo tempo lontano dalle classifiche. Da segnalare nell’album è “Lately”, cover di Stenie Wonder magistralmente resa dalla chitarra, con un tenue tappeto di archi in sottofondo che sostengono l’esposizione del tema, e la Gospel-song “Come back baby”, tratta dal repertorio di Ray Charles, dove la chitarra gigioneggia un po’, ma viene riscattata da una bella apertura della voce, sostenuta da un organo essenziale quanto in linea con lo stile del brano. In conclusione, posso solo darvi un consiglio: provate ad ascoltare “Absolute Benson” in viaggio, o su una comoda poltrona, o mentre fate l’amore: vi darà il “ritmo”, o quanto meno, se siete tristi, vi metterà un po’ d’allegria nel cuore.
Articolo del
10/06/2003 -
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