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Grande attesa per il concerto di sabato sera dei Calexico al Rolling Stone. Band blasonata, forte richiamo, e quel pizzico di attrattiva in più garantito dalla presenza sul palco di Vinicio Capossela, nei panni di anfitrione nostrano e amico-collaboratore del gruppo dell’Arizona.
Grandi premesse che si scontrano con la location, il mediocre Rolling Stone che, una volta ogni tanto però, si mette il vestito buono della festa, puntando decisamente in alto. Il risultato è che bene o male, tra gradoni e platea, la concentrazione di accreditati, fans, neofiti ed espertoni è altissima. Registriamo la pratica sotto il tutto esaurito e siamo a cavallo. Parlare di concerti come questi spesso e volentieri è fin troppo facile: grande serata, successo annunciato, scaletta prodigiosa. Bisogna cercare allora di entrare davvero dentro al momento per provare a capire cosa lo ha fatto davvero... grande. E per un’occasione come questa è fondamentale. Già perché, scevri da qualsivoglia viaggio metaforico troppo intricato, i Calexico hanno suonato da Dio. E non solo. La serata è riuscita così bene grazie anche ad una platea eterogenea e mai paga, all’ospitata attesissima di Vinicio, presentatosi dopo la prima pausa in tenuta semi-sub, guanti palmati, mantello e cappello a cilindro, e ad un’atmosfera che per quanto ci si possa impegnare a ricreare, rimane un trucco di magia conosciuto solo a poche benedette band. Ho deciso che è meglio se prendo questa strada piuttosto che impelagarmi in un elenco condito da aggettivi e sinonimi giusto per rendere nota la scaletta. Prendete quello che segue e appiccicatelo ai brani elencati sotto. Vale per i pezzi nuovi e quelli vecchi, i cavalli di battaglia attesi e le sorprese di turno. Vale la pena invece parlare di come il concerto è stato ben aperto da Moltheni e dai suoi pochi pezzi ma buoni. Il tutto fino alle nove e mezza circa, ovvero quando sul palco salgono i magnifici sette. Sono profondamente colpito dal fatto che per circa l’intera durata del set (due ore e un quarto e forse qualcosa di più), la gente ha applaudito praticamente senza interruzioni. C’è chi si è messo a ballare da solo, chi ha sentito crescere forte la voglia di abbuffarsi ad un ristorante Tex Mex e chi è stato rapito dall’incredibile suono uscito dagli strumenti di Joey Burns e soci. Rapimento che si trasforma in viaggio, e basta poco per ritrovarsi a bordo di una decappottabile rosso fuoco mentre si percorrono le miglia sterminate in mezzo al deserto, o al centro di un cimitero messicano durante la festa dei morti, con quei teschi allegri tutto denti che sorridono semi nascosti dal cappuccio nero e dalle luci appese alle piante. Immagini di terre lontane che entrano prepotenti nella testa anche grazie alle proiezioni di fondo palco, su un tessuto intricato bianchissimo dove vanno a stamparsi paesaggi, illustrazioni, facce e decorazioni. Momenti di appagamento totale e condivisone unica. C’è il gruppo on stage e ci siamo noi appena sotto, ma si parla, ci si scambiano sguardi, ci si incita a vicenda. Partono omaggi a Milano e all’Italia, e con Vinicio sul palco sale anche un pezzo di noi. E si pensa che magari questa serata la ricorderanno anche i Calexico come un po’ più speciale del solito. Doppio rientro tra applausi e grida di approvazione e finale in crescendo che lascia la pancia piena, i piedi per terra, ma la testa da tutt’altra parte. Una festa.
Come di conclusione riciclo clamorosamente un consiglio che ho già propinato in passato per un’altra band: se capiterà ancora di poter sentire i Calexico dal vivo, beh, non facciamoceli scappare perché ne vale davvero la pena. Successo garantito e seratona assicurata. Come faccio ad esserne così sicuro? Come ho detto all’inizio, a volte prevedere come andranno certi concerti è fin troppo facile. Questo però non vuol dire che saranno meno belli.
SETLIST: Bisbee blue All the pretty horses Roka (danza de la muerte) Bend to the road Across the wire Sunken waltz Two silver trees El gatillo Inspiration Black heart Dub latina Slowness Minas de cobre (for better metal) House of valparaiso Man made lake The news about William Writers minor holiday Alone again or (cover dei Love) Fractured air
Sideshow Polpo (con Vinicio Capossela) Faccia della terra (con Vinicio Capossela)
Victor Jara’s Hands Red bloom He lays in the rain (senza ovviamente Iron& Wine) Guero canelo (con inframezzata Desaparecido di Manu Chao)
Articolo del
23/10/2008 -
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