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Seconda data a distanza ravvicinata al Rolling Stone di Milano. Dopo i Calexico di sabato sera, sbarca dalle nostre parti l’inglesissimo Tricky, al secolo Adrian Thaws, per la presentazione del suo ultimo lavoro, Knowle West Boy. Quella di Milano è stata la prima di quattro tappe riservate al nostro paese, dove il tormentato Tricky sembra si trovi decisamente bene. Entrando nello specifico direi che il concerto merita un buon voto, decisamente più che sufficiente. Ottima affluenza e tempistica nella norma. Unico neo il ritorno ad una resa sonora tutt’altro che impeccabile: evidentemente sabato è stata un’eccezione.
Ad ogni modi si comincia alle nove e mezza, per un’ora e un quarto molto intensa. Band e protagonista vengono accolti sul palco sulle note di In The Air Tonight di Phil Collins. Grande tocco di classe. Tricky fuma, si spoglia dopo pochissimo e ama mostrare la schiena nerboruta. Prende in mano il microfono in preda alle convulsioni e, ingranata la marcia, si trasforma in un vero e proprio direttore d’orchestra. Gesticola, si dimena, scandisce il tempo e le entrate dei vari strumenti e della voce. Ascolta appoggiato alle casse e fuma ancora. Quello che su disco spesso e volentieri viene etichettato solo come Trip Hop dal vivo assume toni più variopinti ed eterogenei, lasciando maggiore spazio al blues e al rock di chiara matrice alternative, fino a sfociare in cavalcate elettriche che non hanno niente da invidiare al post più recente o addirittura all’industrial. La scaletta prevede un buon alternarsi di pezzi aggressivi e zone d’ombra più riflessive. Nuovo e vecchio senza interruzioni. Come ho già detto, l’inizio è molto intenso, e si marcia su buoni livelli per 4 o 5 tornate. La parte centrale del set invece lascia qualche dubbio. Tricky si defila e la scena viene ceduta ad una vocalist brava quanto vuoi, ma che ha bisogno di un foglietto per ricordare il testo. Si ascolta ben volentieri, ma niente di eccessivamente travolgente. Risposta discreta dalla platea che accenna un paio di movimenti ondulatori e scosse di assestamento e nulla più. La parte finale prima dell’encore invece riprende i ritmi dell’inizio, dilatando i pezzi e pigiando più sulla componente dura, cupa, elettrificata. E lui se ne sta in disparte, a indicare la via, a dare consigli, e fondersi la testa contro gli ampli muovendo i fili dello spettacolo. La musica, questa musica, è una creatura tutta sua. Che canti o che se ne stia seduto poco importa. Pausa breve e poi di nuovo on stage per concludere. Ingresso decisamente d’effetto che entra di diritto come uno dei più fighi visti quest’anno. Delirio elettrico di fondo e braccia al cielo. Grande stile e presenza scenica. Il britannico ci sa davvero fare. Omaggio agli amici Massive Attack con Karmacoma Tricky version e conclusione tiratissima con tanto di presentazione dei membri della band, crew e menagement.
Tutti felici e contenti insomma. Si chiude baracca e burattini, saluti e ringraziamenti standard e a casa. Per 5 euro chi vuole può accaparrarsi il poster autografato e per 20 una maglietta niente male. Ottime occasioni visti i tempi che corrono. Concerto in definitiva di buona qualità, con qualche difetto di scaletta specialmente nella parte centrale, ma comunque degno di qualcosa di più che un semplice plauso. Un pochino più di calma forse avrebbe giovato, ma quella che si cercava era la conferma di un buonissimo stato di salute per un’artista oramai nel giro da 14 anni ma ancora assolutamente ai vertici di un genere che lo annovera tra i fondatori. In questo senso possiamo ritenerci più che soddisfatti.
SETLIST: Dear God Love Cats (The Cure) Council Estate Overcome Blacksteel Pumpkin Veronica Joseph Puppy Toy Christian Sands Rap Makes Me Wanna Die Past Mistake Coalition Abanon Fat Tracks Girls You Don’t Wanna Critic Ghetto Youth Lyrics Of Fury Slow Vent For Real
Articolo del
26/10/2008 -
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