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Il concerto era molto atteso in città e infatti il Circolo era pieno fino ai limiti della capienza. Niente male per i Ladytron, il quartetto inglese originario di Liverpool che con la pubblicazione di “Velocifero”, il loro quarto album in studio, ha finalmente ottenuto il riconoscimento internazionale che meritava. La band si presenta a Roma nella sua “line up” originale che prevede Mira Aroyo, musicista di origine bulgara, ed Helen Marnie, ai sintetizzatori e alla voce, più Reuben Wu e Daniel Hunt, alla chitarra e alla batteria. Ladytron, il nome del gruppo, è ispirato alla canzone omonima dei Roxy Music scritta da Brian Eno e da Bryan Ferry nel 1972, ed effettivamente l’intera serata ricalca sia nelle sonorità che nell’ambientazione la fase “dark” e sperimentale di quella storica band, oltre a citazioni sparse da altri gruppi “new wave” degli anni Ottanta come i Depeche Mode, i New Order o gli Human League. I Ladytron cercano di riprodurre dal vivo le stesse sonorità che impreziosiscono i loro album, l’impresa non è facile, c’è bisogno di molta cura e di attenzione, perchè l’intreccio di cavi elettrici da collegare a sintetizzatori, amplificatori e computer non è dei più semplici, ma il risultato finale è davvero sorprendente e oltre modo godibile. Brani come “Black Cat”, “Runaway” e la fantastica “Ghosts”, il singolo tratto” da “Velocifero” sono vibranti, aggressivi e pieni di ritmo, ma forse parlare di “electro clash” a proposito dei Ladytron è un po’ esagerato. Mira Aroyo e gli altri infatti sono piuttosto una raffinata ed elegante formazione di “synth pop”, capace di abbinare il gusto innato per melodie molto indovinate ed accattivanti con il ricorso a supporti tecnologici fra i più avanzati. Si procede con “High Rise”, il brano che apre “Witching Hour”, il disco di tre anni fa, e poi ancora con “I’m Not Scared”, “Season Of Illusions” “Predict The Way”, “Discotraxx” e “Seventeen”. Per quanto i Ladytron, dal vivo, limitino il ricorso alle campionature e alla “drum machine”, affiancandogli la voce dei loro stessi strumenti , il “beat” è quanto mai martellante e spinge molti spettatori ad improvvisare danze frenetiche e alquanto scomposte. Il pubblico è in visibilio, il distacco di Mira e di Helen, sempre in primo piano, strette nelle loro divise scure, è solo apparente. In realtà si divertono moltissimo e sono felici che alla loro musica venga offerta una risposta così entusiasta. I sintetizzatori dei Ladytron sono di formato e di disegno “vintage” solo in apparenza, perché sono macchine ultra moderne ed efficienti, alle quali sono stati dati nomi umani e confidenziali come Babylon, Ulysses, Gloria e Cleopatra!!! Dopo oltre un’ora di concerto, c’è una breve interruzione, una giusta pausa prima del “rush” finale che prevede l’esecuzione di “Kletva”, di “Burning up” e di “Destroy Everything You Touch”, in una corretta miscela di composizioni vecchie e nuove, che precedono il saluto finale. Una serata divertente e piena di ritmo, con il Circolo che si trasforma in una “dance hall” sofisticata e davvero molto “hip”.
Articolo del
27/10/2008 -
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