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Per intraprendere un viaggio molto lungo, diverse ore di treno, metro, pioggia e problemi dell’ultimo momento serve un buon motivo. Il mio buon motivo si chiama Mogwai live e la meta Parigi. Ne è valsa la pena? O meglio: valeva sbattersi come dei pazzi per andare a sentire una band del genere visto che tanto tra qualche mese capiteranno dalle nostre parti?
La serata è fredda. Ha piovuto tutta la giornata di ieri e oggi, nonostante un sole splendido in mattinata, fa freschino. Ho in mano la prenotazione del Casinò e il biglietto della metro che mi scarica a poche centinaia di metri dall’obiettivo. C’è gente sparsa qui e la. Ritiro i biglietti non senza problemi. Anche in Francia sbagliano il mio cognome. E’ il colmo. Scopro che il concerto inizia alle otto e non alle nove e che tanto anticipo nel portami sul posto per una volta ha giovato. Il Casinò è un teatro foderato di velluto rosso, con le finiture oro e tende morbide che pendono da ogni apertura. Il mio posto è al piano ammezzato, centrale. Me ne sto scomodamente seduto su una poltroncina sacrificata, mentre sul palco salgono i Twilight Sad, band scozzese (ovviamente) che approfitta evidentemente della maggiore notorietà dei fratelli maggiori per prendersi il proprio spazio. Stando a quello che ho sentito se lo meritano pure. Da tenere d’occhio. La platea, a cui sono stati tolti i sedili, si riempie lentamente. Il posto è grande. Mi chiedo se una location del genere in Italia farebbe il pienone con una band post-rock. Risposta negativa. Qui invece a quanto pare siamo in tanti. Si spengono le luci verso un quarto alle nove. Applausi, scambio di cortesie, accoglienza calda. Il set dura un’ora e quaranta, forse qualcosa di più. Da dove mi trovo io, lo spettacolo è imponente. La musica arriva piena, forte. Il fascio di luce segue la propagazione del suono, nel religioso silenzio di tutti i presenti. Si comincia con Yes! I’m A Long Way From Home. Bella, bellissima, in crescendo. Il muro sonoro è compatto, tanto forte da avvolgere da capo a piedi. Il pavimento trema. Signori e signore: i Mogwai. The Precipice è il primo dei pezzi dell’ultimo album che vengono presentati. Perfettamente amalgamato, suona come tutto il resto, senza freni, interruzioni. Xmas Steps e Scotland Shame. Prime grida di approvazione. Il ritmo cala, e si riprende un attimo fiato. Ho gli occhi pieni di luce bianca, colori, suoni. Il palco è lontano, giù in basso. Viene voglia di tuffarsi e nuotare tra la gente per sentire cosa si prova a stare li davanti, dove tutto è ancora più amplificato. Friend Of The Night e Hunted By a Freak. Due capolavori che ne precedono un terzo. I’m Jim Morrison, I’m Dead aveva già stupito su disco, ma dal vivo si trasforma, vestendosi di potenza ed energia. Thank You Space Expert e Secret Pint smorzano i toni. L’atmosfera si fa scura, l’attenzione cala solo per un prezioso minuto, utile ad emergere e prendere fiato prima del gran finale. I love you but I’m Going To Blow Up Your School, sempre da The Hawk Is Howling prima del pezzo che aspetto più di tutti: 2 Rights Make 1 Wrong. Estasi più totale, abbandono sensoriale. Che bello sentirsi cullati dal suono e portati ancora più lontano. Aperti gli occhi la testa duole e reclama quiete. La pausa di pochi minuti mette semplicemente in risalto la gran voglia che aleggia nell’aria. Applauso interminabile, urla, ancora tanto buio che profuma di velluto rosso. Si ricomincia per finire. Helicon 1 e Like Herod. Non so quanto tempo è passato e nemmeno voglio saperlo. Ultimo pezzo. Batcat. Massiccio, grezzo, aggressivo. Fa paura, mentre tutto intorno il buio saluta e lascia spazio al fragoroso silenzio ovattato di velluto.
Lentamente il Casinò si svuota. il rituale è sempre lo stesso e prevede il passaggio al banchetto delle magliette (rigorosamente originali: di venditori in bancarella non c’è traccia) e dei cd. Trovo un mini ep del tour americano che mi reclama a gran voce. Sistemato tutto nella tracolla non resta che rituffarsi nella serata parigina, ora più mite e umida.
Le considerazioni vanno fatte a mente fredda e alla domanda posta all’inizio non posso che rispondere con un semplice assenso. Non importa la strada fatta, la stanchezza o lo sbattimento. Conta quello che si porta a casa. E personalmente me ne torno a casa felice, soddisfatto da una serata che avevo ricoperto di un’aspettativa morbosa, ma che mi ha ripagato profondamente. Sapete cosa vi dico? che varrà la pena sbattersi per andare a sentirli a Monaco il 12 novembre. Altro paese, altre luci, altri suoni. E varrà altrettanto la pena fare i pochi chilometri che mi separano da Milano per godere una terza volta. Basterà vederli salire sul palco per capire. Signori e signore: i Mogwai.
SETLIST: Yes! I Am A Long Way From Home The Precipice XMas Steps Scotland's Shame Friend Of The Night Hunted By A Freak I'm Jim Morrisson, I'm Dead Thank You Space Expert Secret Pint I Love You, I'm Going To Blow Up Your School Two Rights Make One Wrong Helicon 1 Like Herod Bat Cat
Articolo del
05/11/2008 -
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