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A quanto pare i dEUS devono averci preso davvero gusto a passare dalle nostre parti: prima a maggio ai Magazzini Generali, poi il tour estivo, il video di Eternal Woman girato con la nostrana Martina Stella (diciamocelo, non memorabile) e rieccoci di nuovo in questo ottobre uggioso come pochi, questa volta al Rolling Stone. Meglio abbondare dunque, anche se, sinceramente, la necessità di una nuova data non era poi così impellente. Mettiamoci poi che fa freddo, piove ed è giovedì sera e otteniamo un Rolling Stone pieno per tre quarti. Che non è un male a dire il vero: meno ressa, più spazio e tranquillità. La serata è godibile, sia per chi vuole semplicemente starsene seduto ad ascoltare buona musica, che per chi invece preferisce buttarsi nella mischia e fare quattro salti.
Ad aprire il concerto ci sono i Ministri, band milanese in crescita sia di notorietà che musicalmente. Aggressivi e tosti, forse anche un pelo troppo considerato il fatto che il concerto è quello dei dEUS e non di chissà quale band alternative hardcore. Ad ogni modo va lodata l’energia e l’entusiasmo del trio, contagioso quanto basta.
Il set dei dEUS comincia poco più tardi. La differenza con le precedenti apparizioni è minima, eppure tutt’altro che impercettibile. L’interrogativo che avevamo lasciato in sospeso dopo la data dei Magazzini Generali riguardava per l’appunto cosa avrebbero potuto fare in un ambiente più consono e meglio attrezzato. A domanda dunque, ecco risposta. La band che avevamo sentito a maggio era evidentemente da un lato meno rodata e da un altro più fresca. All’oggi, ovvero dopo mesi di tour quello che appare è l’esatto opposto: migliore qualità per la performance dal punto di vista tecnico (sostenuta anche da una location nettamente superiore), ma decisamente minore entusiasmo. Discorso che vale meno per il buon vecchio Tom Barman, sempre più punto focale e icona del gruppo belga, rocker fino al midollo e affascinante e carismatico probabilmente anche quando dorme. Menzione d’onore per Klaas Janzoon, unico membro storico della band sopravvissuto insieme a Barman, che da maggio deve aver perso almeno 15 chili, alla faccia di chi si immagina i tour come fossero delle piacevoli gite in giro per il mondo. Il set dura un’ora e quaranta scarsa, molto intensa e in crescendo. I pezzi su cui ruota la serata sono ancora quelli dell’album oramai non più tanto nuovo sparpagliati a mo’ di collante tra le vecchie glorie passate ma lontane dall’essere dimenticate. Si attacca con la bella When She Comes Down, Is a Robot e Slow, molto ben accetta da tutti i presenti, a livello di un classico. Classico che manco a dirlo piomba immediatamente sul palco: Instant Street, immancabile e splendida ogni volta come fosse la prima. Tirata, dilatata ed accelerata tanto da trasformarla, nella sua veste live, in qualcosa di magistralmente rinnovato. Si procede con Smoker Reflect e Theme From Turnpike. Oneste e niente di più. La sorpresa a questo punto non è tanto l’esecuzione di The Architect, quanto la presenza inattesa sul palco di Paolo Kessisoglu (quello del duo comico Luca e Paolo), il quale non dice una parola ma se ne resta serio a strimpellare la chitarra nelle retrovie, per poi abbandonare alla fine del pezzo. Il perché di questa cosa resta oscuro, tanto vale prenderla così come è venuta. Meglio dunque proseguire e i dEUS lo fanno con Favourite Game, Magdalena e Feel Of The Floor, Man che, con Nothing Really Ends, Bad Timing e If You Don’t Get What You Want, costituiscono il corpo centrale di questo live. Barman parla, si dimena e scambia qualche battuta, niente di più. Indiscutibilmente affascinante come al solito il gioco di luci e la presenza scenica dell’intera formazione, decisamente a proprio agio. E’ ovvio che andare ad un concerto dei dEUS significa aspettarsi prima o poi Suds And Soda, cosa che puntualmente avviene, di solito più nel poi che nel prima. Stavolta, al pezzo simbolo spetta la chiusura della prima parte e come al solito compete anche il ruolo di “scatena folla” per antonomasia. Pausa e di nuovo sul palco per i bis, nella fattispecie ne contiamo, crepi l’avarizia, ben 5: Eternal Woman, Little Arithmetics, Oh Your God, la magnifica Roses e chicca finale direttamente dal capolavoro d’esordio Worts Case Scenario (da cui vorremmo pescassero sempre più spesso a dire il vero), Morticiachair. Fatte le presentazioni e i saluti è tempo di tornare a casa.
Considerazioni finali: resta da capire il motivo di un passaggio così ravvicinato dopo così tante date nel nostro paese. Sarà per contratto o per un favore a qualcuno, questo non lo so. Dal nostro punto di vista è comunque un piacere, visto che stiamo parlando di una band fondamentale e che ogni volta sentirli dal vivo è un’occasione da non perdere. E’ un bene anche averli sentiti al Rolling Stone, dotato di migliore acustica e spazi vitali. Non è stato dunque a conti fatti tempo sprecato. Con i dEUS non lo è mai. Per quest’anno però direi che siamo a posto così.
SETLIST: When She Comes Down Is a robot Slow Instant Street Smokers Reflect Theme From Turnpike The Architect Favourite Game Magdalena Fell Off the Floor, Man Nothing Really Ends Bad Timing If You Don't Get What You Want Suds And Soda
Eternal Woman Little Arithmetics Oh Your God Roses Morticiachair
(la foto dei dEUS in azione al Rolling Stone è di Marco Jeannin)
Articolo del
08/11/2008 -
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