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Che colpo quello dei Magazzini Generali. Accaparrarsi i Supergrass a Milano non deve essere stato facile, per niente. Quattro novembre che dunque diventa la festa nazionale dei Supergrass, vista l’affluenza, molto vicina al sold out. Ed è anche con le migliori intenzioni che il sottoscritto varca la soglia dei Magazzini, pregando (ahimè inutilmente) gli dei del rock affinché intercedano e rendano l’audio almeno sostenibile. Il tempo di sistemare le cose c’è tutto, visto che i nostri beniamini salgono on stage intorno alle dieci e mezza, rispettando in pieno la tabella di marcia. Dettaglio che deve essere sfuggito a quei due o tre impazienti che nella bolgia hanno pensato bene di perseverare con fischi ed insulti. Stare a casa no? Vabbè, magari la prossima volta. Prendiamolo come un chiaro segno della gran voglia di Supergrass, palpabile tra le quattro mura.
Conquistata una posizione relativamente buona si comincia. Si comincia con una band che da un pezzo ha fatto il salto ed è maturata. Sono passati i tempi del brit a tutti i costi, quei fine anni Novanta dove tutto era o Blur o Oasis ( o al massimo Travis, perché no). Siamo nel 2008 e i Supergrass sono il trio originale Gaz Coombes (voce e chitarra e look baffuto alla Nick Cave), Mick Quinn (basso) e Danny Goffey (batteria) a cui va ad aggiungersi il fratello maggiore di Gaz, Rob (tastiere e quasi brutto quanto il fratello) più un altro tizio che non conosco, ma che a quanto parte segue il gruppo live. Nel 2008 i Supergrass sono un punto di riferimento, uno di quelli da prendere a modello, di cui tutti conoscono almeno qualcosa e chi no, beh... dovrebbe informarsi. Uno di quei gruppi che hanno un seguito assicurato di affezionati di vecchia data e giovani leve, accomunati dal fatto che bene o male tutti conoscono i testi a memoria, e non vedono l’ora di vedere soddisfatta la voglia di questo o quel pezzo. La serata del 4 novembre è lo specchio di tutto questo, a partire da Moving che apre le danze, per passare da Richard III, la nuova Bad Blood, Sun Hits The Sky, Diamond Hoo Ha Man, fino alle vecchie glorie, una su tutte Strange Ones, mastodontica e letale. Conclusione con Lenny e niente Alright, quella che i meno appassionati aspettano, forse perché è l’unica che conoscono. Ci pensa però Pumping On Your Stereo a non far rimpiangere nulla, a scatenare i cori e a far volare schizzi di sudore dalle prime file fino a metà campo.
Da serate come queste non si vorrebbe mai uscire, per continuare ad imparare, a fare mente locale e magari ridimensionare un presente che spesso lancia nuovi cosiddetti fenomeni, ma che deve così tanto ad un passato nemmeno troppo remoto che alla prima occasione salta fuori e rimette le gerarchie al loro posto. I Supergrass hanno questa capacità, hanno talento, hanno carisma, hanno tanta, tanta ottima musica. E vederli inchinarsi, i tre originali, a centro del palco, fa un certo effetto. Più che una semplice presentazione del nuovo disco, questa è stata veramente una grande prestazione. Giù il cappello.
Articolo del
12/11/2008 -
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