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La sala della Casa Del Jazz ospita Fabio Mariani Group. Lo spettacolo intitolato “Senza Parole” si propone di lasciar parlare gli strumenti, affidando, per una volta, le linee vocali alla voce recitante di Stefano De Sando, attore e doppiatore di grande calibro che doppia, fra gli altri, mostri sacri come De Niro e Marlon Brando. Stefano riscalda i presenti con un irresistibile siparietto creato ad hoc per introdurre il quintetto. Ciò che Mariani tenta, invece, è la rivisitazione di canzoni pop, dalle melense melodie, mantenendo intatta la loro struttura, inserendo nei soli interessanti divagazioni jazz, ponendo sotto una nuova luce i classici italiani ed internazionali. Si passa con disinvoltura da “Cercami” di Renato Zero a “Englishman In New York” di Sting, rispolverando “Che domenica bestiale” di Fabio Concato e “How Deep Is Your Love” dei Bee Gees. Ciò che non gioca a favore dello spettacolo è proprio la scelta di una scaletta fin troppo melodica. Dal punto di vista artistico i brani sono eseguiti con perizia tecnica. I musicisti si divertono sul palco. La seconda debolezza dello spettacolo sta, paradossalmente, proprio nei potenti interventi di De Sando. I suoi “recitato” dopo ogni brano, sebbene brillino per intensità e bellezza, minano la continuità del concerto. Le sue, colte, citazioni (da Brecht a Einstein fino a Calvino) infiammano il pubblico che rischia l’apnea per le continue risate. Mariani ci mette tutta la sua esperienza giocando su armonie che arricchiscono le track scelte. Il resto della band ha davvero poco da invidiare al suo leader. Il sassofonista, Chato, possiede un tocco delicato come un soffio vitale, mentre Ettore Gentile al piano, penalizzato dalla poca risonanza armonica, è davvero micidiale nei suoi tre interventi a solo. Bob Masala al basso, a sei corde, non ha davvero bisogno di presentazioni. Vanta collaborazioni con Celine Dion e The Wailers. La sua tecnica precisa e fluida dà corpo alla sezione ritmica lasciando ampi spazi a Stefano Marazzi alle pelli, lanciato in un pregevole solo. Chiude il quintetto Franco Vinci, hendrixiano chitarrista, che si produce in un buon solo giocato su tremolo, wah-wah e distorsioni psichedeliche.
Il pubblico apprezza lo show decretando la vittoria di Mariani. Rimane invece, nel sottoscritto, la voglia, e la necessità, di vedere questo bravo chitarrista alle prese con qualcosa di più attinente alla sua formazione.
(la fotografia di Fabio Mariani in concert è di Giuseppe Celano)
Articolo del
18/11/2008 -
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