|
Cos'altro di meglio possiamo sperare d'incontrare in questo novembre fin troppo freddo? Magari "due compagni di magia" come suggerisce il nostro buon Vinicio nel suo nuovo album "Da solo". Ed eccoli questi due compagni inusuali riscaldare la lunga attesa all'aperto del folto pubblico; tra giochi d'illusionismo e mangiafuoco persino Cuneo sembra più viva, sarà la location così particolare di questo mercato coperto nel cuore della città vecchia che cambia identità per una notte, spogliandosi dei banchi di pesce e verdure per diventare palcoscenico dell'immaginario o saranno le premesse di un ottimo ed intimo disco che ronza ancora nelle orecchie. Sarà tutto questo o saranno le nostre nostalgie d'infanzia che fanno capolino quando le ombre diventano così lunghe e c'è sapore di neve, ma qualunque cosa sia l'attesa diventa meno amara e si veste d'inaspettata meraviglia.
Una meraviglia che si assapora a pieno sul viso di ognuno di noi quando si spengono le luci e dal fondo della platea i due compagni di magia annunciano l'evento, un mondo dei balocchi che per due ore e più lascerà a bocca aperta tra scenografie da luna park, seggiole da pubblico, teli che illustrano attrazioni e lampadine colorate. Un Vinicio che si racconta in una sorta di circo delle stranezze, che attinge al Circo Barnum di fine ottocento per poi iconizzarsi nelle teatralità a lui care che non fanno a meno di cambi repentini d'abito e di cappello, intime magie che arrivano al cuore e scaldano nonostante le rigide temperature dell'open space. Uno show in due parti; la prima dedicata all'ultima uscita discografica e la seconda ai riusciti successi passati, in cui non manca una pausa di quindici minuti tra cilindri magici, coriandoli colorati e vin brulè al sapore intenso di cannella. Inconsueti strumenti per musicisti dalle estroverse giacchette anni '30 o da domatore che tra fiati, batteria e chitarra, non faranno a meno neppure di una riproduzione di un Mighty Wurlitzer, cristallarmonio, armonio indiano, banjo e theremin, che disegnano a mezz'aria atmosfere fantastiche tra le fanfare che meglio non potevano accompagnare "Il gigante e il mago" e i racconti di incontri in "Clandestinità", delicati in "Parla piano" e scanzonati nelle metafore in tip tap di "Una giornata perfetta". Intime e personali poesie in musica nella tastiera giocattolo per "Il paradiso dei calzini" o sui "Vetri appannati d'America", poesie che evocano speranza, la speranza che la guerra finisca e che le "Lettere di Soldati" diventino solo un ricordo. Un circo per Vinicio Capossela che non fa a meno della gabbia, ma mette e si mette in gabbia nelle estemporanee scenografie dai confini mitologici, un minotauro con in groppa la chitarra che rievoca la atmosfere dell'album "Ovunque proteggi", un catturato "Polpo" dal mantello nero, le rituali danze del "Ballo di San Vito", le affascinanti stranezze del "Marajà", o la neve sottile di "Sante Nicola" che con malinconia chiude le scene.
Un Vinicio dall'indimenticabile genuinità che incanta, rincuora, riaccende polverosi ricordi e non fa a meno di lasciarci con una lacrima e un sorriso per non dimenticare che i sogni ancora esistono, perchè in fondo siamo tutti ancora un po bambini e non c'è nulla da vergognarsi!
Articolo del
19/11/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|