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Agostino ci aspetta seduto ad un tavolino con la sigaretta in mano. Non indossa un impermeabile da detective o il cappello calato sugli occhi, ma il suo fare calmo e sicuro, accompagnato da quest'atmosfera che ci circonda, è da film noir. Scambiamo con lui qualche parola prima del ritorno live degli Uzeda, in viaggio per una serie di date europee e italiane.
Ricordo che due anni fa all'uscita di "Stella" (2006, Touch And Go), c'era molta curiosità ed attesa attorno a voi; soprattutto quando l'album precedente era datato 1998, "Different Section Wireds" (Touch And Go). Con il vostro background, fatto di collaborazioni con Steve Albini (produttore di Nirvana, Mogway e Jesus Lizard) partecipazione a John Peel Sessions e diversi tour negli States, vi sentite un esempio musicale?
Il nostro scopo non è essere d'esempio per gli altri. Se qualcuno però è stimolato da quello che abbiamo fatto e facciamo, se la nostra musica è un aiuto per far emergere la loro personalità ed esprimere la loro identità, questa è una cosa che ci può fare solo piacere; anzi ne siamo onorati. Non speriamo minimamente di essere un esempio inteso come influenzare chi suona, altrimenti si ottengono dei cloni.
In qualche modo vi posso paragonare ai Sonic Youth; oltre vent'anni fa avete aperto un piccolo filone musicale simile al loro qui in Italia; anche se non è certo la patria del genere. Cosa c'è d'italiano negli Uzeda?
Negli Uzeda c'è moltissima Italia! Premetto che ormai il concetto di patria, rispetto al territorio musicale che una volta era diviso tra USA e Inghilterra, in un ambito di rock nazionale non vede alcun tipo di confini. Abbiamo un modo di mescolare gli ingredienti tutto nostro, e quando gli inglesi o gli americani ci ascoltano, se ne accorgono. Paradossalmente suonando nel resto d'Europa, esclusa l'Inghilterra, si pensa che siamo una band sulla falsa riga di qualche altro gruppo magari più famoso. Ma gli anglo-americani riconoscono degli elementi che non fanno parte della loro cultura, altrimenti di un gruppo come noi non saprebbero cosa farsene alla Touch And Go (l'etichetta di Chicago a cui è molto legato lo stesso Steve Albini nda). Oppure non avrebbe avuto senso andare in tour con gli stessi Shellac (band di Albini), oltre all'amicizia che ci lega da molti anni, e proporre dei concerti con due band simili. Gli States a differenza dell'Europa, che giudica prima il fattore estetico musicale, comprendono bene le nostre diversità e questo ci rende fieri del lavoro fatto fino ad oggi; ci fa capire che ci siamo evoluti nell'ambito del rock. Oggi c'è un'attenzione molto superficiale della musica e solo attraverso un ascolto appassionato si riconosce il lavoro di un musicista.
Voi che avete iniziato quando non c'era internet e il facile scambio di informazioni, come vedete questa differenza?
Ai nostri tempi non c'erano neanche i telefonini e chiamare all'estero costava tantissimo. Mi ricordo che facevamo le telefonate con un sacchetto di gettoni perchè le schede telefoniche non erano ancora in uso, quindi rispetto a quel periodo è sicuramente positivo. Oggi è facile scaricare qualsiasi cosa da internet oppure conoscere una band che suona dall'altra parte del mondo. Una volta era semplicemente impossibile. A livello mio personale non mi piace abusare di queste comodità; è come avere il frigorifero sempre colmo e dopo una settimana aprirlo e non sapere cosa mangiare anche se pieno. Manca appunto lo stimolo e la curiosità come per esempio spulciare tra gli scaffali di un negozio e trovare un disco e gustarselo fino all'ultimo secondo. Sono sicuro che tra non molto ci accorgeremo che c'è talmente tanto di niente, troppo, ed ognuno riprenderà la ricerca della sua passione. Quello che mi può stimolare ed entusiasmare è osservare una passione che si sviluppa in un'altra persona, e questa è una vera ricchezza.
Il mese scorso hanno suonato i Melvins a Milano e ho visto la chitarra usata da King Buzzo, la stessa che usate tu ed Albini. L'Indigena (agenzia catanese di booking degli Uzeda) è la sola che le importa in Europa dalla Florida. Com'è nata questa collaborazione con la Eletrical Guitar Company?
La Eletrical Guitar costruisce chitarre e bassi in alluminio e quella di Buzzo la usavo già due anni fa quando lui ne aveva una di legno. Adesso ne uso una sempre fatta dallo stesso costruttore, in alluminio colorato, ma il modello l'ho costruito e progettato direttamente io. La collaborazione è nata dalla stessa passione per la musica e quindi abbiamo deciso di promuovere il lavoro di Kevin (costruttore della Eletrical Guitar nda). Per fare uno strumento del genere, tutto interamente fatto a mano anche i pick-up, impiega sei settimane; con le verifiche, in tutto ci vogliono circa due mesi. Quindi non è semplice importare un numero elevato di chitarre e bassi visto il grande lavoro per costruirli. Sono strumenti fantastici!
Ora che siete nuovamente in “giro” avete qualche progetto in mente?
Faremo sicuramente un nuovo disco, ma non sappiamo ancora quando. Non è un'attività standard quella di avere scadenze per registrare nuovi album. Di solito impieghiamo tre anni, non meno. Facciamo passare questo periodo prima di incidere perchè dobbiamo riuscire a metabolizzare bene la nostra vita. Non passiamo tre anni in studio o a cercare cose nuove. Quando entriamo in sala di registrazione in una sola settimana facciamo tutto; registrazione, mix, cenette, pranzi, battute e divertimenti vari. Una volta in full immersion sappiamo già tutto e come deve essere fatto. Steve Albini non è il nostro produttore; è il nostro fonico. Prepara tutto nella sala e quello che registra è il prodotto finito. Per noi è fondamentale sapere già cosa fare prima di imbracciare i nostri strumenti, e per quello ci stiamo organizzando!
Articolo del
21/11/2008 -
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