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C’è poco da dire, in questo momento gli Okkervil River sono una delle realtà più belle ed emozionanti del panorama indie/americana a stelle e strisce. Li avevamo lasciati esattamente un anno fa, quando sempre al Circolo degli Artisti ci avevano confermato di essere capaci anche dal vivo di trasmettere con energia e talento le loro canzoni, i loro racconti, la loro ironica e divertita esuberanza.
Dopo il concerto di mercoledì scorso a Milano, gli Okkervil River ritornano a Roma e ripartono come li ricordavamo, con Will Sheff in completo nero e cravattino sempre nero, acustica a tracolla, e un paio di occhiali da vista sopra gli occhietti miopi che inizialmente timidi si agitano insieme al taglio di capelli un po’ emo, dietro il microfono. La track di apertura è Plus Ones, tratta dal disco del 2007 The Stage Names, seguita da Singer Songwriter, uno dei pezzi più belli a nostro parere, dell’ultimo lavoro in studio, The Stand Ins, pubblicato nei mesi scorsi e che segue a breve distanza il disco precedente. Il Circolo trabocca di un pubblico, attento, curioso, ma che per la stragrande maggioranza conosce già bene questa band di Austin, Texas, non più soltanto una semplice, curiosa rivelazione. In avvio forse si avverte un po’ di freddezza, anche perché Will Sheff, ha bisogno di scaldarsi e di vincere la sua quasi naturale di timidezza, poi però con A Hand To Take Hold Of The Scene e soprattutto con Black la temperatura comincia a salire e mentre al centro del palco il leader che si è tolto la giacca rimanendo in camicia e cravattino, comincia ad agitarsi con più trasporto contagiando la band che snocciola un suono denso e vibrante, il pubblico si lascia contagiare e si scalda a sua volta.
A sentirli dal vivo gli Okkervil calcano evidentemente la mano sul loro lato folk/rock, con le acustiche suonate con decisone, pochi tocchi di elettrica, gli intrecci tra il pianoforte di Jonathan Meiburg e le chitarre dello stesso Sheff e della nuova chitarrista, i pochi ma calibratissimi interventi alla tromba di Scott Brackett ( tastiere ma anche chitarra elettrica) e una sezione ritmica (Travis Nelsen alla batteria e Patrick Pestorius al basso) che compensa qualche eccesso di frenesia con un feeling e un tocco molto particolari. Il tutto confluisce quasi sempre nel cantato di Will Sheff, che incredibilmente, ancora una volta. sorprende per la capacità di essere sempre “sul pezzo” con una personalità che non ha bisogno di virtuosismi, ma che può sgraziatamente stirare note e melodie, senza mai spostarsi sopra le righe. E’ la sua figura e il suo cantato affilato a portare la musica degli Okkervil dove vuole arrivare. Dopo una The Latest Thoughts bella carica con il falsetto però non impeccabile di Pestorius, e il primo momento più morbido con Starry Stairs, arriva uno dei passaggi più brillanti e trascinanti di una serata che comunque si mantiene sempre di livello, con una vibrante John Allyn Smith Sails, davvero intensa, che si chiude come sempre con la citazione della John B Sail versione Beach Boys. Davvero da brividi il coro finale con tutto il pubblico che accompagna chi con le parole del testo chi solo con la melodia. Davvero da pelle d’oca. Dopo una Pop Lie di buona energia, momento quasi surreale per A Stone (tratta dal capolavoro Black Sheep Boy) con Will Sheff che canta accompagnandosi solo dalla chitarra acustica, nel silenzio quasi assoluto del locale. Ripetuto quasi con lo stesso groove intimista anche per la delicata Blue Tulip. Ma dopo questa parentesi soft, è con Lost Coastlines, che la band e il suo leader si lanciano definitivamente nella parte più eccitante e trascinante del concerto. Una sequenza quasi senza interruzione di brani davvero notevoli, per dinamica, scrittura pop, intelligenza nell’arrangiamento, ed eseguiti con un carattere ed una forza davvero da grande band. Lost Coastlines, è il pezzo folk/pop quasi perfetto, con un coro finale intonato da tutto il pubblico in sala e con una linea ritmico/melodica di efficacia pop magistrale; Our Life Is Not A Movie But Maybe, si porta appresso l’arrangiamento nervoso e movimentato del disco con gli Okkervil sempre ad un passo dal perdere il filo, ma invece sempre sul filo; For Real è un altro piccolo miracolo di arrangiamento con un cantato e una ritmica spezzata semplicemente potente. Man mano che la sequenza si sviluppa i nostri sul palco sono via via a briglia sciolta con Sheff ormai tarantolato, come qualcuno ha detto, che ormai si muove davanti, dietro, a lato, sopra, sotto il microfono. Indemoniato, perfetto interprete del caos e dei quadretti a soqquadro delle sue canzoni, spesso dei veri capolavori di scrittura “popolare”. Prima di Unless It’s Kicks chiama a raccolta ancora una volta il pubblico invitandolo a sollevare “your fucking hands” e lanciandosi in questo pezzo bellissimo, rock che sconfina nel folk e folk elettrico che si bagna nel rock. Sarebbe un finale già splendido, ma dopo qualche minuto i nostri tornano sul palco per tre bis. A sorpresa, una cover di Italian Girls (vecchio sucesso di Rod Stewart) dedicata ovviamente alle ragazze italiane, una laconica e struggente ( anche se forse un po’ fuori luogo in zona bis) A Girl In Port, e la conclusiva Westfall (anche se il sottoscritto avrebbe preferito il più suggestivo finale con Okkervil River Song).
Mentre le luci si riaccendono, Will Sheff e compagni scendono dal palco ed escono dalle quinte disponibilissimi a stringere mani, farsi fare foto e firmare autografi (compreso il vinile di The Stand Ins del sottoscritto), senza tirarsela troppo. Si va via con la viva sensazione di un concerto intenso, fatto di canzoni belle e suonate senza resa, di un autore geniale ma “popular”, di una band mai banale nell’esecuzione e nell’arrangiamento, nel costruire assecondando la lirica visionaria del suo leader, un concerto di grande ed intensa comunicativa. Un piccolo gioiello di musica folk, rock e pop in un concentrato live con pochi eguali al momento nel suo genere.
SETLIST: PLUS ONES SINGER SONGWRITER A HAND TO TAKE HOLD OF THE SCENE BLACK THE LATEST TOUGHS STARRY STAIRS JOHN ALLYN SMITH SAILS POP LIE A STONE BLUE TULIP LOST COASTLINES OUR LIFE IS NOT A MOVIE BUT MAYBE FOR REAL UNLESS IT KICKS
Encores ITALIAN GIRLS A GIRL IN PORT WESTFALL
Articolo del
24/11/2008 -
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