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Sono per la prima volta in Italia, vengono da Fullerton, California e hanno deciso di farsi chiamare Cold War Kids, che poi sarebbe “figli della guerra fredda”, non male per un gruppo rock emergente ma che ha già riscosso un incredibile successo grazie ad un album come “Robbers And Cowards”, uscito negli USA nel 2006, ma pubblicato qui da noi un anno più tardi. La band risulta formata dall’unione degli sforzi e del talento compositivo di Nathan Willett, voce solista e pianoforte, di Jonnie Russell, chitarra e voce, di Matt Maust, al basso, e di Matt Aveiro, alla batteria, e si dedica con fervore e molta energia a predicare il verbo di un indie rock innovativo e brillante, anche se ricco delle influenze di quel glorioso passato proprio del Rock targato USA. Il gruppo ci presenta dal vivo nuovi brani, principalmente tratti da “Loyalty To Loyalty”, un disco appena uscito per la V2 ma, a dire il vero, il loro live act si basa molto sugli hits del 2006, accompagnati a gran voce da un pubblico piuttosto numeroso, molto concentrato e festante. Il primo momento topico coincide con l’esecuzione di una intrigante "We Used To Vacation”, un brano dotato di un groove interno davvero molto particolare e costruito tutto intorno a variazioni di ritmo repentine e a chitarre elettriche che si intrecciano con fare nervoso. Molto belle anche “I’ve Seen Enough”, “Dreams Old Men Dream”, “Mexican Dogs”, “Against Privacy”, “Relief” e "Hang Me Up To Dry", una storia d’amore finita male ben evidenziata da un set di chitarre elettriche arrabbiate e lamentose. In certe occasioni i Cold War Kids ricordano i passaggi elettrici strumentali dei Radiohead, ma poi i testi delle canzoni e la caratterizzazione sociale di certi personaggi li porta molto vicino all’arte di Bob Dylan. Molto affascinante il caos sonoro che sembra attraversare alcune fasi del loro concerto, ed allora il basso di Matt Maust, per esempio, si mette in evidenza con impennate stilistiche e trovate sperimentali degne dei vecchi Velvet Underground! La band trova anche lo spazio per rock ballads più morbide e rilassate, è il caso di “Hospital Beds”, un brano molto piacevole, dotato di sonorità morbide e descrittive. La serata si chiude alla grande con la tanto attesa “Saint John”, un gran bel pezzo che attinge alle radici più profonde della musicalità americana, ai vecchi gospel tanto per intenderci, e che al tempo stesso riparte verso strade nuove con modalità elettriche e percussive davvero esaltanti. Non è difficile prevedere per i Cold War Kids un futuro ricco ancora di successi e di piacevoli sorprese.
(Si ringrazia Chiara Iacobazzi per la foto dei Cold War Kids in concerto dal vivo).
Articolo del
25/11/2008 -
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