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Il più grande lavoratore dello showbusiness, il “Padrino” del Soul, l’inventore del Funky, l’intrattenitore più scatenato, vivace ed imitato di tutta la storia della musica nera: tutto questo e ancora di più si è detto di James Brown, unico artista Black ad essere ancora oggi sulla cresta dell’onda, amato dal pubblico ma odiato dai suoi colleghi. Carattere tirannico, grande accentratore ma professionista instancabile, James Brown continua, alla veneranda età di 70 anni, a tenere concerti un po’ in tutto il mondo, a far discutere per le sue scenate fuori dal palco e per la su indole incline alla violenza ( nei primi anni 90 fu processato per percosse verso la consorte). A noi però interessa più l’artista. Irriverente, geniale, precursore dei tempi e delle mode, intrattenitore capace di cantare un’ unica canzone anche per mezz’ora, lo stile di James Brown ha fatto scuola per anni: la sua vocalità, aspra e graffiante è stata copiata da molti, ma mai nessuno è riuscito ad eguagliare l’originale. Questo doppio album porta la data del 1968 ma è stato registrato nel giugno del 1967 all’ “Apollo Teather”, tempio della musica nera, ed è uno dei migliori live della sua discografia. La voce è perfetta, convenientemente carica di feeling e sofferenza, il set del concerto sembra un’unica esibizione, intervallata da un solo momento in cui il nostro parla al pubblico senza alcun accompagnamento strumentale. Lo spettacolo è perfetto: i suoi comprimari lo seguono ad ogni passo , ogni risata, ogni pausa. Le canzoni che lo hanno reso famoso ci sono tutte: da “Cold Sweat” a “It’s a man’s world”, da “I feel good” a “Out of Sight”. Non c’e ancora “Sex Machine”, suo brano simbolo, che arriverà soltanto nel 1970, ma lo spirito è lo stesso, e James Brown si diverte a farlo notare: è lui la “macchina del sesso”. I musicisti sono eccezionali, e lo è anche il sound che sanno creare. Alcuni di quelli qui presenti seguiranno James Brown in tournee per anni, come il sassofonista Maceo Parker, il gruppo vocale dei Famous Flames, o il corista Bobby Byrd. Per quanto riguarda le canzoni, bella è sicuramente “Prisoner of love”, uno dei classici della musica Soul, con tanto di coro, violini, fiati e sezione ritmica:qui James Brown si ferma per ben 4 minuti, lanciando battutine allusive al pubblico femminile in sala, che risponde eccitatissimo. Uno dei momenti topici di questo disco sono i medley, ed il migliore è quello che chiude la prima parte del concerto. Si comincia con il Funky di “Let yourself go”, per continuare sulla stessa scia con “There was a time”, energia allo stato puro, dove spesso emerge una sezione fiati eccellente; poi il groove di “I feel all right”, lungo dialogo con il pubblico , che segue un ritornello lanciato dallo stesso Brown; alla fine il medley esplode con “Cold sweat”, dove ad incidere è il sax contralto di Maceo Parker. L’audience è in delirio, James Brown chiude in un vero trionfo di applausi. “Mr. Dinamite” ha colpito ancora. Un live insostituibile.
Articolo del
19/06/2003 -
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