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C’è un ragazzo sospeso. Tutto intorno il vuoto, il buio. La maglietta lisa, i jeans logori. Capelli corti spettinati tutti da una parte. Le braccia lungo i fianchi e i piedi a chissà quale distanza dal terreno. Sempre che un terreno ci sia. Il buio è rotto da una luce blu che trema lontana. La luce piano piano, si fa più intensa, più vicina, fino a posarsi sul naso del ragazzo. Il naso si arriccia e gli occhi si incrociano. La luce profuma di lavanda e manda piccoli sbuffi come di fumo tutto intorno. Nero e blu. Le mani lungo i fianchi sentono lo strattone, squotendosi come quelle di un burattino che viene trascinato. Il ragazzo comincia a muoversi, tirato dalla piccola luce. Sempre più veloce, fino a quello che ha tutta l’aria di essere il bordo di un precipizio. Il ragazzo non ha paura, solamente un’insolita consapevolezza di essere, e cade, a testa in giù. Il vento e la velocità entrano nei polmoni e per un attimo cadere diventa volare. Fino alla fine, fino a sfiorare la terra. La corsa si ferma a pochi centimetri dal pavimento di legno. Per terra, sul pavimento, una porta. Il ragazzo allunga la mano, la apre e la attraversa, a testa in giù, trovandosi in quello che sembra un corridoio di un albergo. Il pavimento con la moquette rossa, le pareti ricoperte di carta da parati color vaniglia e una fila di porte per parte. I numeri in ottone brillano al passare della luce blu. Pochi passi. Il ragazzo avanza fino alla prima porta. La apre e dentro un uomo che suona il basso. Nella seconda una tempesta di neve, nella terza un giardino segreto. Il corridoio è molto lungo. Le porte sono tante. Ogni porta nasconde una vita. Al passaggio la moquette cambia colore. La superficie è morbida e i piedi nudi affondano tra le setole. La porta che si staglia sul muro infondo alla parete è molto piccola, e il ragazzo deve piegarsi fino a quasi sfiorare il pavimento per toccare la maniglia. Girato il pomello di ottone la luce blu si spegne. E’ di nuovo solo, sospeso, in aria. Giù da basso vede i suoi amici, la sua famiglia. Stanno salutando con il naso all’insù. E’ arrivato il momento per lui di partire, superare il cielo e lasciarsi andare. Questa volta volare non è solo una sensazione. Il ragazzo stringe i pugni, chiude gli occhi e supera il soffitto. La superficie del terreno è a pochi centimetri, il volo radente. Erba e poi rocce, fiumi e il mare. La testa si solleva all’indietro, le braccia si allargano come in croce. I capelli piegati dal vento battono sulla fronte mentre un suono profondo e costante cresce tutto intorno, fino ad avvolgere completamente. Grida nella notte, rumore di una ninna nanna. Il vento sferza il volo, colpisce ai fianchi e trascina come la corrente di un oceano. Non gli resta che lasciarsi andare, perché forse è questo il senso, perché forse, dietro un suono, una folata di vento, dietro una luce che brilla nel buio c’è qualcosa di più. Il respiro si fa profondo e la notte più tiepida. Tornano alla mente i momenti belli e quelli più brutti e lentamente la testa si svuota per fare posto alla sensazione di essere qualcosa di più di un corpo, alla consapevolezza di poter fare ed essere tutto: cielo, mare, luce. Il rumore si fa violento, acuto e preciso. Accelera e si arresta senza preavviso, la marea che si infrange contro i massi lungo la costa. Posso essere chi voglio.
Alla fine del concerto, quando il silenzio si è fatto improvviso, mi sono ritrovato con i pugni in aria stretti, gli occhi chiusi segnati dalle lacrime e un largo sorriso sulla faccia. La gola secca e dolente, segno che probabilmente ho gridato. Nel mezzo della piccola arena di Monaco ho provato una profonda sensazione di sincerità e felicità. Aprendo gli occhi, prima uno e poi l’altro, è stato come risvegliarsi dopo tanto tempo. Non ho parlato per qualche minuto.
SETLIST: Yes, I’m a long way from home The Precipice Friend of the night Scotland’s Shame Ithica I love you but… Hunted by a freak I’m Jim Morrison, I’m dead I know you are… Summer Space Expert Helicon 1
Like Herod Batcat
(La foto dei Mogwai al Backstage Werk di Monaco è di Marco Jeannin)
Articolo del
26/11/2008 -
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