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Avete mai provato ad immaginare che effetto fa ascoltare ben tre versioni diverse di “Foxy Lady”, due riedizioni di “Little Wing”, altre due di “Red House” e di “Angel”, tutte nell’arco di una stessa serata? Ebbene è successo questa sera in quel di Stazione Birra, con un locale gremito come nelle grande occasioni, grazie alla terza edizione dell'Hendrix Festival, ospitata all’interno di “A Kind Of Blues” la rassegna stagionale curata come sempre da Guido Bellachioma, il direttore artistico del locale, che ha pensato bene di dedicare l’evento di quest’anno alla memoria di Mitch Mitchell, batterista dei Jimi Hendrix Experience, scomparso il 12 novembre 2008 a Portland. Con la sua scomparsa finisce un’epoca, quella degli Experience il magico rock-trio che vedeva uno accanto all’altro il leggendario chitarrista Jimi Hendrix (scomparso a Londra nel 1970), il bassista Noel Redidng (scomparso nel 2003) e per l’appunto il sopracitato Mitch Mitchell. Oggi sarebbe stato il compleanno di Jimi, chissà come lo festeggia lassù in cielo, noi invece siamo qui, calati dentro una serata guitar oriented che ci riporta come in un sogno, come in un viaggio a ritroso in una atmosfera primi anni Settanta.
Il concerto tributo comincia con Roberto Ciotti, un bluesman puro ed inattaccabile, che delizia il pubblico con delle splendide versioni acustiche di “Angel”, di “Stone Free” e di una straordinaria “The Wind Cries Mary”, arrangiata in un modo diverso per l’occasione. Dopo pochi minuti salgono sul palco Enrico, al basso, e Roby alla batteria, già sezione ritmica di Ligabue, che si offre come coppia di session men di lusso per questa celebrazione. Le note di “Little Wing” e di una “Foxy Lady” forse un po’ troppo intimista concludono l'esibizione, ma poco dopo ci pensa Richie Kotzen, eccellente chitarrista statunitense, ex Poison, ex Mr Big, e noto anche per le sue collaborazioni con Stanley Clarke, a rimettere le cose a posto nel nostro ordine mentale. Infatti esordisce proprio con le sferragliate chitarristiche impressionanti di “Foxy Lady“, che viene qui riproposta con una tecnica sopraffina e selvaggia, molto vicina all’indole hendrixiana! Seguono “Hey Joe”, “Purple Haze” e una fantastica versione di “All Along The Watchtower”, il noto brano di Bob Dylan che fu ripreso alla grande dal giovane Jimi Hendrix, da Seattle. La linea melodica del brano risulta sapientemente alterata, la versione di Richie è assolutamente nuova, forse più moderna, ma con la stessa gradazione di intensità, di groove e di coinvolgimento emotivo.
E’ il momento di Uli John Roth, già chitarrista degli Scorpions, che ci regala “If Six Was Nine”, il brano di Hendrix inserito nella colonna sonora di “Easy Rider”, ancora una volta “Little Wing” e ancora di più “Angel”! Al momento di “Crosstown Traffic”, Richie Kotzen torna sul palco e si unisce ad Uli in un diluvio di note di chitarra elettrica graffianti, ma sempre molto pulite. La gente si imbottisce di birra e danza felice fra i tavoli, è di nuovo Woodstock, a pochi chilometri da Roma, è il trionfo della nostalgia forse, del ricordo, va bene, ma riflette pure un’epoca ricca di fermenti innovativi che questa musica gettava in faccia al mondo. “Scusami, ho da fare, vado a toccare il cielo!” cantava Jimi, in un vortice di idealità e di entusiasmo assolutamente lontano da quanto vediamo intorno a noi adesso, dove la finzione si mescola ad un ribellismo di maniera. Ancora una nuova versione di “Red House”, un blues incredibile, lungo, cadenzato e pesante, poi Uli John Roth torna ad esibirsi da solo sul palco, e mescola in rapida successione le note dell’inno nazionale americano, quelle di “Pali Gap” e di “Hey Babe” prima di lanciarsi anche lui lungo le note di “All Along The WatchTower”!!!
Una serata incredibile che si conclude tardissimo con una versione di “Voodoo Child” da brividi e con le note di “Happy Birthday To You” che risuonano con dolcezza dalla chitarra di Uli John Roth e volano alte fino in Paradiso, da dove Jimi Hendrix guarda e sorride.
Articolo del
01/12/2008 -
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