|
Bambole, peluche, macchine telecomandabili, palloni e giochi di società. Babbo Natale arriva a Lilla con un mese di anticipo, e suona il rock per una settimana. Un’associazione di studenti di una business school, l’Edhec, organizza da quattordici anni il festival “Le père Noel est-il un rocker?” (Babbo Natale è un rocker?), dove i gruppi non prendono un soldo e il pubblico non paga il biglietto: porta giocattoli nuovi per i bambini dei centri sociali.
Nella capitale francese della generosità e della convivialità, il risultato è assicurato: 3mila giocattoli in sette serate, gruppi accorsi dai sei angoli dell’esagono. Alla serata rock – la penultima del festival – del teatro Splendid c’erano i Dodoz da Tolosa, frangetta ribelle e punk teenager, e Manu, ex cantante dei Dolly di cui non ha abbandonato un pop-rock dalle melodie melense.
Per fortuna Babbo Natale ha fatto anche una bella sorpresa, e non è andato lontano a cercarla: direttamente da Lille, nome fiammingo e testi in inglese, i Roken Is Dodelijk (vuol dire il fumo uccide, per chi non abbia già acquistato un pacchetto di sigarette in Belgio, che da Lille dista 15 km). Un cocktail di maracas, elettronica, spensieratezza e ironia che potrebbe farsi strada in giro per l’Europa.
Insieme da appena due anni ma forti del successo al festival di Bourges in primavera e della tournée in cui hanno fatto da gruppo spalla ai Tryo (che in Francia hanno la fama che Ligabue ha in Italia), i sei Ch’ti (così si chiamano gli abitanti del Nord della Francia) hanno all’attivo un solo E.P. Si chiama R.I.P. e ha in copertina un posacenere vuoto. L’allusione all’attentato mortale subito dalla sigaretta all’inizio del 2008 (da quella data i francesi, sconvolti, non possono più fumare nei bar), che nasconde però il vero titolo: Roken is Popelijk.
Jerome, prima voce e leader del gruppo, si fa chiamare Jay In Space, ed è vero che ha la testa fra le nuvole: lo intervisto per un pezzo radiofonico e mi parla di “spleen di Natale”, “di quando fa freddo fuori e le luminarie sono accese”, di una musica piena di amore – “ramazzottiana”, dice, per farmi capire. Oltre che l’effetto della birra il suo è un tentativo di sfuggire a ogni tipo di etichetta: come la danza snodata che improvvisa sul palco, e il suo canto che dalla malinconia di Nick Drake passa alla spensieratezza dei Belle and Sebastian.
I Roken Is Dodelijk sono un punto d’incontro da tristezza e gaiezza, basta ascoltare Good Enough, il loro pezzo di maggiore successo, per scoprire come il suono naif delle tastiere sia compensato da quello grave di basso e chitarre. Questo avviene anche nel rapporto coi testi: “Se una canzone è triste, cercheremo di non appesantirla con note tristi, e viceversa se è allegra”, spiega Jerome. “Scrivo i testi per esprimere, non per dire, perché non voglio imporre un senso”.
Ritmo maracas, si diceva, batteria elettronica o jazz, chitarra dura o distorta: pezzi come “Never”, “Amsterdam” o “Even After All”, si prestano a diverse interpretazioni e a diversi stati d’animo. Come a quello spleen di Natale, che ha accompagnato sul palco Babbo Natale.
Myspace: http://www.myspace.com/rokenisdodelijk
Articolo del
05/12/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|