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Un mercoledì uggioso accoglie la data romana dei BellRays all’Init. Arrivato in anticipo scruto la sala semi deserta mentre mi auguro che il pubblico romano non sia così poco avveduto da lasciarsi sfuggire il pirotecnico show della band. La situazione non migliora affatto quando i Boomers, gruppo spalla della serata, aprono le danze. In pochi eravamo e in pochi rimaniamo. Lo spettacolo dei Boomers non offre un granché dal punto di vista dell’innovazione, mira a scuotere il pubblico ma il risultato è spesso fuori fuoco e gli errori tecnici della sezione ritmica mandano a farfalle il resto della band. Punk ed energia che si disperdono nella mancanza di perizia tecnica.
Di tutt’altra pasta è il wall of sound del quartetto californiano. Lo show della durata di cinquanta minuti scarsi non lascia spazio a interrogativi o momenti di riflessione. L’obiettivo di Kaukala e soci è mietere vittime, togliendo il tempo di respirare, senza far capire al pubblico cosa stia succedendo. L’ottimo “Have A Little Faith In Me” li aveva riportati alla cronaca, anche se la band ha iniziato a suonare nel lontano 1994. Da allora è stato sempre un crescendo ed ogni appuntamento discografico una scoperta. I quattro sono in perfetta sintonia, impossibile arrestare quella dose di adrenalina che il combo riesce a riversare sul pubblico intontito dalla forza bruta e “urgente” dei primi quattro brani. Nonostante l’ampli del bassista provi a fare le bizze, i quattro procedono come un rullo compressore per la loro folle corse, incuranti di questo piccolo particolare, risolto in una manciata di secondi dalla prontezza di uno dei ragazzi del locale. Lisa si (ci?) concede solo un attimo di calma, augurando un buon Natale a tutti con “Christmas Is Coming”, il resto è puro, alieno, osceno e se(s)nsuale punk a forti tinte blues. La sua voce, un misto fra soul e pura violenza selvaggia, ammalia e trascina con sé, fino all’ultimo spasimo, tutti i presenti. Impossibile stare immobile di fronte ad una commistione che sfrutta i riff degli Zeppelin, la sezione ritmica degli Stooges, la follia degli Mc5. Il loro slogan potrebbe essere “shake your fucking ass people!”. Craig Waters, simile a uno spaccalegna dello Utah, sembra avere un conto in sospeso con la batteria. La percuote con tanta violenza e altrettanta forza, dando l’impressione di un duello che non lascia la possibilità di un pareggio, “...ne rimarrà solo uno...”. Robert Vennum al basso, fisicamente ricorda un giovane Boy George, ma più sorridente e in perenne movimento ondulatorio. Il biondocrinito axeman Tony Fate, una specie di gemello di Adam Kriney degli Otracina, saltella in maniera sussultoria, imbracciando la sua “diavoletto” e inanellando rocciosi riff che manderebbero in giuggiole chiunque ami l’hard rock muscolare. Lisa, su tacchi che sfidano le leggi della fisica e avvolta da un vestito nero, si muove con grazia roteando gli occhi come una posseduta mentre incita i presenti, a far sentire un ruggito di gradimento, a colpi di “I can’t hear you!!”.
Sì, è proprio il caso di scomodare il cinema per “un mercoledì da leoni”.
Articolo del
17/12/2008 -
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