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Il 2009 musicale bresciano si apre con il passaggio della giovane quasi ex promessa Beatrice Antolini allo storico Lio Bar in zona stazione. Nebbia fittissima tanto da non vedere a pochi metri e freddo pungente non sono le condizioni ottimali per spingere il popolo bresciano, tendenzialmente sornione, a mettere il naso fuori di casa, nemmeno se l’occasione è ghiotta, interessante ma soprattutto, da queste parti poi dettaglio affatto trascurabile, completamente gratuita.
Fatte le presentazioni direi che di cose da dire sulla serata non ce ne sono molte. Il locale è molto piccolo e il venerdì sera si trasforma in una bolgia di fedelissimi che fanno tappa più per abitudine che per altro. Quindi tra uno sbronzo che barcolla e un gruppo di tardo adolescenti che civettano, riuscire a seguire il filo del discorso è un attimo difficile, specialmente se il discorso è quello portato avanti dalla giovane bolognese. Si inizia a mezzanotte nel trambusto generale tra qualche fischio, per una volta giustificato, visto l’ora tarda. Il tutto dura circa un’oretta, il tempo necessario per presentare il nuovo lavoro, A Due, cercando di tirare fuori il meglio dalla situazione. Impossibile cercare di definire l’acustica o dare un giudizio al concerto, perché semplicemente non è stato un vero concerto. Più che altro una presentazione di sottofondo. Ad ogni modo gli spunti di riflessione per chi si è fermato ad ascoltare sono molteplici e i 15 pezzi proposti un punto di partenza interessante. La Antolini, bardata di cappellino zebrato che nasconde buona parte del viso, ha carattere e carisma. Gestisce bene un repertorio poco convenzionale fatto di suoni e melodie vagamente psichedeliche, jazz, elettroniche e Moog. Continue contaminazioni ad un pop rock alternativo e assolutamente originale che confermano la bontà del talento di Beatrice, ma mettono anche in risalto alcuni limiti. E’ abbastanza faticoso, superata la dose di buona volontà e di interesse iniziale, stare al passo con tutti i pezzi, seguirli e mantenere la concentrazione. Se ci aggiungiamo che la comunicazione sta a zero, i dubbi aumentano e la buona predisposizione scema in una dissolvenza che va a fare il paio con la nebbia all’esterno. Tutto questo ovviamente va letto tenendo conto del fatto che in una location di ben altro livello, con migliori intenzioni, voglia e brio, il risultato può essere sicuramente diverso.
Una serata dunque all’insegna della nebbia, sia fuori che sul palco: ci si è capito poco e visto male, ma questo non vuol dire che sotto non ci sia qualcosa di ben più interessante che sbuca qui e là. In bocca al lupo quindi a Beatrice Antolini. La prossima volta che ci si incontra magari sarà su ben altri palchi.
Articolo del
23/01/2009 -
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