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Ci sono gli Oasis al Forum, perché non andare? 38 euro e rotti per starsene comodamente seduti ad ascoltare buona musica, canticchiare e far andare le mani non sono certo sprecati. Massì, un salto lo si fa volentieri. Io poi che non li ho mai sentiti dal vivo sono anche un po’ curioso, devo ammetterlo. Metti che va a finire che i due fratelli litigano proprio mentre sono dalle nostre parti, o saltano fuori con una delle uscite migliori. Non voglio certo essere quello che si li è persi. Quindi sì, sono curioso e interessato, come è giusto aspettarsi da una prima volta. Il Forum è imbiancato dalla massiccia nevicata, la strada decisamente pesante, almeno tanto quanto la gente che va in giro vestita da clone dei Gallagher, con le basette, gli occhiali da sole anche alle 3 di notte e cammina come se avesse un palo nel culo. Flora e fauna che si becca inevitabilmente in occasioni di questo genere. Dio salvi la Regina.
L’interno è gremito, e già intorno alle sette e mezza i posti liberi si contano sulle dita di una mano. Ad aprire ci pensano i mediocri Twisted Wheel, che in poco meno di venti minuti riscaldano le prime file della platea, costringendo i malcapitati di turno alla solita oretta pressata contro le transenne. Gli Oasis attaccano in orario, introdotti da Fuckin’ In The Bushes. E via così. Il Gallagher meno dotato si piazza in posa davanti al microfono, tamburello a portata di mano e sguardo languido. Un uomo-posa che fa la sua porca figura mentre il fratello manovale si mette all’opera. E devo ammettere che sono piacevolmente stupito dalla resa sonora, dall’acustica e dalla capacità live dei ragazzi di Manchester. La prima parte del live è un buon misto di cosette nuove e qualche pezzo vecchio, ma non troppo. Quanto basta per scatenare i più affezionati e introdurre alla parte più succosa, ovvero quella che prevede in sequenza Morning Glory, Ain’t Got Nothin’, The Importance Of Being Idle, I’m Outta Time, ma soprattutto e più di tutto Wonderwall e Supersonic. Fosse per me queste due bastano e avanzano per farmi felice e contemporaneamente mi interrogo sulla bontà degli album più recenti, messi al confronto con cavalli di razza del genere. Perché ammettiamolo, gli Oasis possono piacere o meno, ma pezzi come questi ultimi due hanno segnato un momento musicale in maniera indelebile. La pausa mi dicono essere sempre molto breve. E dopo tre minuti netti i britannici si rimettono al lavoro. Dedica speciale a Kakà con Don’t Look Back In Anger. Di Kakà non mi interessa. La versione acustica di un vero gioiello invece è qualcosa di molto più prezioso. Falling Down sembra essere l’unico dei nuovi arrivati a mantenere alto l’onore e spiana la strada alla doppietta di chiusura. Champagne Supernova da applausi e I Am The Walrus, giusto per concludere in bellezza rendendo omaggio ai padri di sempre (e un po’ di tutti).
Dieci e quaranta e il circo chiude i battenti. La mia curiosità iniziale è stata molto ben ripagata da un set appagante e innegabilmente bello. Leggo i commenti apparsi su internet in questi due giorni e scopro che la band è molto soddisfatta di una tappa, a detta loro, tra le migliori del tour fino ad oggi. Condivido e sottoscrivo la bontà del tutto, ma non posso esimermi dal fare qualche considerazione extra. Prima di tutto arrivati a questo punto della loro carriera, dagli Oasis mi aspetto qualcosa di più che un’ora e mezza standard di concerto. Stesso discorso vale per la scaletta. Un vero greatest hits che fa felici i vergini, ma lascia qualche vuoto nella pancia di chi vorrebbe qualcosa di più maturo. Sparare classici a raffica fa cantare, ma sembra un po’ voler andare sul sicuro. E poi: è interessante notare come i pezzi dell’ultima fatica siano stati sparpagliati con precisione per essere sorretti da brani più corposi, quasi non riuscissero ancora a camminare con le proprie gambe. Che fine hanno fatto gli Oasis più elettrici, quelli che schitarrano sempre e comunque? Magari li vedremo la prossima volta. Per adesso sono contento di ciò che ho visto. Probabilmente perché è stata la prima volta, anche se da loro è lecito aspettarsi di più. Non sarà così nelle prossime date italiane dove la scaletta, a quanto pare, sarà la stessa.
SETLIST: Fuckin’ In The Bushes Rock ‘n’ Roll Star Lyla The Shock Of The Lightning Cigarettes & Alcohol The Meaning Of Soul To Be Where There’s Life Waiting For The Rapture The Masterplan Songbird Slide Away Morning Glory Ain’t Got Nothin’ The Importance Of Being Idle I’m Outta Time Wonderwall Supersonic
Don’t Look Back In Anger Falling Down Champagne Supernova I Am The Walrus
Articolo del
07/02/2009 -
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