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La serata non comincia bene. Il freddo attanaglia le membra stanche, e più tardi sarà anche peggio. Lo so. Ma l’attesa per il ritorno dei Damned è forte, impossibile rinunciare. L’hanno pensata allo stesso modo tanti altri reduci della stagione gloriosa del punk rock inglese, della quale il gruppo guidato da Captain Sensible e Dave Vanian è stato fra i pionieri. Fra la fine del 1976 e l’inizio del 1977 infatti la band apriva i concerti dei Sex Pistols di Johnny Rotten e Glen Matlock, mentre nei dintorni si affacciavano le grida di Siouxsie And The Banshees e i primi ruggiti dei Clash di Joe Strummer. Era la rinascita del rock and roll, che riviveva nello spirito aggressivo ed antagonista del punk, furente sia nei suoni che nelle liriche, anarchico ed iconoclasta. The Damned aggiungevano a tutto questo un gustoso richiamo alla tradizione gotica, tipica della cultura inglese, grazie agli atteggiamenti lugubri e vampireschi del temuto e misterioso Dave Vanian, il conte Dracula del rock and roll! Captain Sensible, con le sue stravaganze, rappresentava il lato più vitale ed eccentrico della band che segnò quell’epoca per merito di album preziosi, come “Damned Damned Damned” e “Music For Pleasure”, maltrattati dalla critica e dai puristi, ma di grande effetto sul pubblico giovanile. Molto tempo è passato da allora, il gruppo si è sciolto in diverse occasioni, per poi riformarsi con numerosi avvicendamenti rispetto alla line up originale. Cosa c’è da aspettarci per questa sera?
Mentre pensiamo a tutto questo, anche per ingannare il tempo e respingere il freddo pungente che ci assale, apprendiamo che i norvegesi Pirate Love non saliranno più sul palco ad aprire la serata. Sono andati a vedere il Colosseo, ma hanno parcheggiato il furgone nel posto sbagliato. Al loro ritorno non hanno più ritrovato né amplificazione né strumenti. Fuck that shit! E’ toccato così ai soli Blackmondays, band italiana dalle interessanti prospettive, intrattenere un pubblico che diventa sempre più numeroso, incarognito negli sguardi torvi dei molti “punk to the bone” presenti questa sera, addolcito dall’ondata dei più giovani, meno sofferti, più alla moda, e con qualche motivo in più per sperare!
Il concerto sembra non dover iniziare mai, ogni tanto un roadie si affaccia per accordare le chitarre, ma poi non succede niente. Si soffoca, solo i più accaniti riescono a farsi strada a spintoni e ad incunearsi sotto palco. C’è pure chi ha moglie e figli piccoli, ma per una sera vale la pena rischiare. Finalmente, venti minuti dopo la mezzanotte, ecco che si riconoscono le figure eleganti e bizzarre di un Captain Sensible, semplicemente sontuoso, e di un Dave Vanian, elegantissimo nella sua giacca bianca. Accanto a loro Monty Oxymoron, alle tastiere, Stuart West, al basso, e Pinch, alla batteria. Si comincia alla grande con “Wait For The Blackout” e “Love Song” un brano fantastico, che mostra anche il lato più divertente, marcatamente pop della band. Ma c’è qualcosa che non va, il basso sembra non esistere e la batteria non picchia come dovrebbe. Tanto è vero, che pochi minuti dopo Pinch ne sfascia la cassa definitivamente. Coitus interruptus! Dopo una breve pausa il cadavere della pelle di un tamburo vola fra il pubblico e si riprende per bene sulle note di una folgorante “Neat Neat Neat”, uno dei primi successi commerciali dei Damned. Il pubblico, fino ad ora un po’ disorientato, comincia a riprendersi e ad accompagnare le evoluzioni dei cinque musicisti. Il tastierista sembra un folletto impazzito, si muove in lungo e in largo, danza come un ossesso, ma suona poco e male, il bassista invece sembra aver ritrovato un po’ di energia, ma se non ci fosse la chitarra di Captain Sensible saremmo davvero in imbarazzo! Ecco però che arrivano a consolarci le note di “New Rose”, il primo singolo del gruppo, un brano prodotto da Nick Lowe, per la Stiff Records. Seguono melodie ben calibrate e di buona fattura, di impatto immediato, che rispondono a brani come “A Nation Fit For Heroes” e “Perfect Sunday”, tratti da “So, Who’s Paranoid?”, il nuovissimo album della band. Poco dopo arriva il momento più atteso da chi vi scrive, quello dell’esecuzione di “Plan 9 Channel 7”, tratto da “Machine Gun Etiquette” un album bellissimo, per un brano dalla struggente bellezza, gotico e guitar oriented, un capolavoro! Si procede fra alti e bassi, con canzoni che fanno parte di album piuttosto recenti, come “Not This Heart” e “Grave Disorder” del 2001, e con una citazione dal vecchio repertorio dei Moody Blues, che precede una versione forte, elettrica e corale di “The History Of The World Tonight”. Dopo un’ora siamo già arrivati alla fine, ma fortunatamente Captain Sensible ha ancora tanta voglia di godersi la serata e fra arrovellamenti psichedelici e sferzate di chitarra ci regala una fantastica versione di “Smash It Up”, uno dei brani simbolo dell’epopea Damned, il modo giusto per chiudere l’esibizione.
Non si sarebbe trattato di musica per palati fini, molti dei quali infatti sono rimasti insoddisfatti, e questo lo sapevamo. Però, anche se le pecche stilistiche e l’aggressività non direzionata della nuova sezione ritmica dei Damned erano sotto gli occhi di tutti, le ragioni per esserci sono rimaste intatte. Punk Is Not Dead!!!
Articolo del
14/02/2009 -
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