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La prima meraviglia del 2009 s'intitola Notes To An Absent Lover (Monotreme / Goodfellas) del canadese di origine iraniana Barzin Hosseini. Giunto al suo terzo lavoro, il cantautore nordamericano ci consegna un album ineccepibile, sia per la qualità degli arrangiamenti che per l'immediatezza della scrittura attraverso la quale Barzin, con il piglio sommesso e discreto dell'uomo afflitto, racconta di vita e d'amore. Canzoni da ascoltare tutte d'un fiato, con passaggi slowcore e retaggi alt.country, che dispiegano tutto il tepore e la dolcezza di un pop- folk d'autore estremamente raffinato. Un disco che abbandona certe sperimentazioni di My Life In Rooms del 2006 per dare spazio, invece, a una semplicità compositiva che va dritta al cuore. Una vera e propria opera d'arte, insomma, che riflette tutta la sua suggestiva e sfuggente bellezza già a partire dalla copertina. Di tutto questo e di altro ne abbiamo parlato amorevolmente con lo stesso autore. Buona lettura.
Innanzitutto grazie per averci concesso l'intervista. È un piacere per me parlare con voi della mia musica e del nuovo album. Grazie per l'interesse che mi dimostrate.
A parte il freddo, cosa succede in Canada? Beh, questo è il paese dell'hockey, di un governo conservatore di minoranza, neve neve neve, Leonard Cohen e Celine Dion ma sono sicuro che la vita qui non è molto differente dagli altri paesi. La gente si occupa delle stesse cose che occupano i pensieri delle persone in Italia, Norvegia, Germania... Dovunque io vada a suonare mi rendo conto che la vita è la stessa. La lingua, l'architettura, le abitudini devono essere differenti ma la gente è ancora in lotta con le cose che tutta la gente nel mondo combatte.
Allora Barzin, in questi giorni sta per uscire il tuo ultimo lavoro Notes To An Absent Lover che segue "My Life In Rooms" del 2006, un disco che fu accolto positivamente dalla critica specializzata ma anche dagli ascoltatori. Alla luce di quel successo, senti di avere una maggiore responsabilità verso i tuoi ammiratori e verso la critica con questo terzo album? Tutte le volte che finisco un album lo percepisco sempre come se fosse il mio disco definitivo. Subito dopo avverto una sensazione di vuoto: mi sento come se avessi detto tutto quello che avevo bisogno di dire, e che non avrei potuto dire nient'altro. Come quando ho finito My Life In Rooms. Quindi, a dire la verità quello che pensavo era se potevo fare un altro album. Guardavo al futuro della mia musica e non riuscivo a vedere nulla. Quando finalmente ho iniziato a lavorare al nuovo disco, mi sono sentito semplicemente felice di avere una nuova direzione e una serie di nuove canzoni su cui lavorare. Quello era sufficiente per me. Chiedere di più sarebbe stato troppo.
Notes To An Absent Lover è un disco sincero, scritto con il cuore, dove la melanconia delle tue canzoni si evolve, brano dopo brano, con sentimento e introspezione rispecchiandosi anche nel titolo dell'album... Come ti ho detto prima non pensavo di essere realmente capace di scrivere un nuovo album dopo My Life In Rooms ma quando ho finito quel disco anche la mia storia sentimentale di molti anni era arrivata al termine. Tutto ciò mi stava mandando fuori di testa. Io sono sempre stato una di quelle persone che riesce a scrivere e suonare proprio quando tutto sembra andare in pezzi. È l'unico modo che conosco per evitare che tutto si distrugga nella mia vita. Quindi ho preso a scrivere a più non posso, non stavo realmente pensando a un disco, stavo cercando di tenere tutti i pezzi del mio mondo assieme. Quindi, tutto ciò che c'è nel nuovo disco è quello che ho scritto proprio nel periodo in cui la mia relazione è finita.
Bella e toccante anche l'immagine rappresentata in copertina. Perchè questa foto e, poi, chi è l'autore? Sono felice che ti piaccia quella foto. È una foto davvero adorabile ma anche un po' inquietante. Mi ricorda il lavoro di Francesca Woodman (fotografa morta suicida molto giovane dopo una vita molto intensa e speso pervasa da accadimenti negativi e da profonde depressioni. Visse parte della sua adolescenza anche in Italia. Molta della sua fama venne a dopo la sua morte, n.d.r.). Lei era una fotografa americana che ha fatto cose meravigliose. Si suicidò molto giovane, credo a 22 anni. Quando ho cominciato a lavorare sulla copertina avevo questa immagine che via via prendeva sempre più corpo nella mia mente e ho cercato a lungo qualcosa che fosse adatto, poi casualmente, su internet, l'ho trovata e ho capito che era perfetta. Generalmente queste cose non mi succedono così, quindi ero molto felice che le cose fossero andate in questo modo. La foto è di una fotografa che vive in Lussemburgo, Lena Junker.
Con quest ultimo album hai abbandonato certe sperimentazioni e certe astrazioni del passato per dare vita invece, dalla scrittura ai suoni, a un album più semplice, immediato e diretto. Sì, ho sentito il bisogno di essere semplice, il più possibile, specie nei testi. Non le volevo né troppo astratte né troppo poetiche. Ero veramente alla ricerca di un modo semplice e diretto. Sarebbe stato impossibile per me parlare di questo argomento e fare un album sperimentale. Non so come avrei affrontato la cosa in quel modo. Però vorrei ricordare che David Sylvian ha fatto un disco molto sperimentale chiamato Blemish. Un album personale che parlava della fine del suo matrimonio. Quindi, è davvero bello vedere gli artisti che si avvicinano a tali tematiche con uno stile più sperimentale.
Vedo che hai inserito anche Queen Jane, brano già contenuto nell'Ep del 2003 intitolato Just More Drugs. Come mai questa scelta? La prima volta che ho registrato Queen Jane, qualche anno fa, un amico mi chiese un brano da utilizzare per un cd compilation di diversi musicisti dell'area di Toronto. Così, mi recai nel suo studio e trascorsi mezza giornata per la registrazione e per il missaggio del brano. Quello fu tutto il tempo che impiegai per quella canzone. E così mi è sempre rimasta l'impressione di non aver speso molto del mio tempo su quella canzone. Io sono il tipo di persona che ama veramente trascorrere molto tempo in studio a lavorare su un brano, e questa è stata una di quelle canzoni che ho voluto rivedere e provare a registrare di nuovo.
Sono passati sei anni dall'esordio discografico. Quante cose sono cambiate nella vita artistica di Barzin? Credo che tu voglia intendere che non sono più interessato a sperimentare in musica come lo ero 3 o 4 anni fa. Mi sento di essere tornato alle cose semplici, a una scrittura di non più di tre minuti e mezzo. Questo volevo quando ho cominciato a scrivere canzoni e in qualche modo mi sembra di essere tornato agli inizi. Ma chissà, forse in futuro tornerò nuovamente alla musica sperimentale.
Sfogliando alcune vecchie recensioni ho letto tanti riferimenti: Tindersticks, Smog, Sparklehorse, Mojave 3 , Spain e via discorrendo. A chi di questi nomi ti senti particolarmente vicino? Oh, ammiro i Tindersticks, penso che Stuart Staples scriva magnifici testi e credo che tutta la band sia matura e fatta di musicisti di talento. Ovviamente sono anche fan degli Smog e Mojave 3 (bravo ragazzo ndr.). Mi piace l'idea di sperimentazione che vive nella natura degli Sparklehorse, è molto sottile ma efficace, per la mia opinione. Ho preso a modello alcune delle canzoni del mio disco precedente proprio da Sparklehorse.
Ascoltando Notes To An Absent Lover trovo che la tua scrittura e il tuo mood abbiano qualcosa anche di Bonnie Prince Billy. È soltanto una mia impressione? Sì, posso capirlo. Penso che Will Oldham sia un grande scrittore di canzoni. Per me, quello che mi fai è un complimento.
Che genere di musica preferisce ascoltare Barzin e quali sono i suoi artisti o i suoi album preferiti? Cerco di ascoltare più musica che posso ma la maggior parte delle cose sono pop, rock e il cantautorato. Mi piace riascoltare vecchie cose di tanto in tanto. C'è sempre qualcosa di affascinante nel modo in cui certi dischi sono stati registrati. Così, cerco di tenerla come una abitudine di tornare indietro ai 50, 60, 70 ma cerco anche di ascoltare nuovi artisti e le nuove cose, col tempo che posso ovviamente, perché credo che oggigiorno in giro ci sia dell'ottima musica. Cerco di trovare qualche album o qualche band che mi parli e mi spinga anche un po' più in là. Tra i miei favoriti ci sono Leonard Cohen, Bob Dylan, Scott Walker, The National, Tindersticks, Lucinda Williams e i Rolling Stones. Tra i dischi che non posso non citare direi Whirl di Michelle McAdory, My Red Scare di Frankie Sparo, il primo dei Tindersticks e Boxer dei National.
La solita domanda di rito: qual è l'album del 2008 che ti è piaciuto di più? Mi è piaciuto molto il disco dei Walkmen, si chiama You & Me, un disco che non mi ha ancora stancato. Mi piace anche il nuovo dei TV On The Radio. E ci sono delle grandi canzoni anche sul nuovo dei Portishead, Third. Poi c'è un artista di Toronto che si chiama Eric Chenaux, ha fatto un disco delizioso per la Constellation, si chiama Sloppy Ground.
Presto verrai in Europa: quando in Italia? Sto cercando di tornare in Italia, l'ultima volta ho ricevuto una calda e amorevole accoglienza. Ci saranno tre date: il 26 marzo a Roma (Init); il 27 marzo a Pescara (Auditorium); il 28 marzo a Rovereto (Teatro ex Cartiera).
Barzin, viste le tue origini iraniane, ti senti di lanciare un messaggio attraverso le nostre pagine circa le orrende vicende accadute e che stanno accadendo nella striscia di Gaza? Credo che gli avvenimenti in Medio Oriente siano molto complicati, e c'è un sacco di storia sepolta sotto tutto quello che sta accadendo adesso. Ma è molto preoccupante vedere le immagini di innocenti civili uccisi a seguito delle azioni che Israele ha scelto di adottare. Penso che la decisione di entrare a Gaza in quel modo rappresenti per Israele un dilemma filosofico: può un paese estendere il proprio diritto di difesa fino a infliggere una punizione dalle proporzioni esagerate e drammatiche che fa quasi scomparire le cause che l'hanno generata? Cerco di guardare alla cosa nella maniera più obiettiva possibile ma non riesco a trovare nulla che giustifica il livello dell'intervento israeliano. Un paese non può permettersi di fare come hanno fatto loro, uccidendo centinaia di innocenti, bambini, donne e distruggendo le infrastrutture di un paese che praticamente non possiede nulla.
Grazie ancora per la disponibilità e complimenti per il bel lavoro. Grazie per la chiacchierata Luca e per avermi dato l'opportunità di parlare di cose che hanno grande importanza per me.
(pubblicato per gentile concessione di www.musicletter.it)
Articolo del
21/02/2009 -
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