|
Che Peter Doherty fosse un cantante ed un autore di valore, alcuni se n’erano accorti già dai tempi dei Libertines. In quegli anni però, a calamitare l’attenzione del grande pubblico erano più che altro i suoi atteggiamenti, le droghe, Kate Moss, i concerti a cui non si presentava ed i suoi arresti. Ora, invece, Doherty sembra un artista maturo. Ed il grande pubblico si sta accorgendo non solo di lui, ma soprattutto e finalmente della sua musica. D’altra parte, è stato tutto merito suo. Al primo concerto dei Babyshambles a cui ho assistito, nel raccolto e fumoso Rainbow, la sua performance era stata bella, divertente, ma molto confusionaria. E la presenza della Moss a ballare a bordo palco non aiutava a concentrare l’attenzione sulle canzoni. Poi, l’anno scorso di questi tempi, il passo avanti (in termini di pubblico e di qualità) era stato evidente al Rolling Stone, con una performance più lineare e molto convincente sempre coi Babyshambles.
Ieri, la consacrazione. In un Alcatraz affollato e caloroso, da solo sul palco con una chitarra acustica, a presentare un album in uscita (“Grace/Wasteland”) e quindi sconosciuto. Non una prova facile. Ma una prova perfettamente superata. Proponendo una scaletta basata sull’alternanza fra pezzi nuovi (fra i quali il primo singolo “Last Of The English Roses”) e brani tratti dal suo qualitativamente e quantitativamente notevole (a maggior ragione se si considera che deve ancora compiere trent’anni) repertorio, Doherty, senza bisogno di atteggiamenti da artista maledetto né di troppe chiacchiere, ha calamitato con grande semplicità e naturalezza gli occhi e - perchè no - le emozioni del pubblico per circa un’ora facendo felici un pò tutti. Sia chi era all’Alcatraz spinto dalla curiosità per il nuovo lavoro (le cui tracce non hanno affatto sfigurato nella serata), sia i fan dell’ultima ora (con canzoni dei Babyshambles come “Albion”, “Fuck Forever” e “Lost Art Of Murder”), sia, soprattutto, chi lo apprezzava già al tempo dei Libertines (con le bellissime “Time For Heroes”, “Music When The Lights Go Out” e una “Can’t Stand Me Now” in cui la seconda voce di Carl Barat, essenziale nel pezzo, è stata sostituita da spontanei cori della gente).
L’impressione, alla fine, è che ora, con una vita forse un pò più tranquilla e comunque meno sotto i riflettori del gossip, tutto il talento che già si vedeva sin da “Up The Bracket” possa esprimersi al meglio e con continuità. E questa, secondo me, è un’ottima notizia.
Articolo del
28/02/2009 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|