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Partorito dalla mente del compositore minimalista Rhys Chatham, “A Secret Rose” è un concerto di musica moderna pensato e ideato per unire in un unico mostruoso sound ben cento chitarre, strizzando l’occhio all’irruenza dei Ramones. L’evento si svolge nella Sala Petrassi, troppo piccola per contenere la richiesta del pubblico romano. Qualche minuto prima del concerto, infatti, la fila per assistere allo show, sold out già da tempo, si allunga a dismisura intasando il corridoio della biglietteria. Alle ventuno, come da manuale, lo spettacolo ha inizio. Fa grande impressione vedere le numerose chitarre posizionate di fronte ad altrettanti amplificatori di ogni marca e modello. I protagonisti guadagnano il palco da ambo i lati della sala, creando un lungo cordone che si snoda per il piccolo palco. Tre tronconi diretti da tre lead guitarist (Bernardo Nardini, Luca Nostro, David Daniell), tutti sotto la supervisione di Rhys, l’ultimo ad entrare. Un’unica opera divisa in cinque atti legati da strutture a volte complesse, altre volte semplici, ma di grande impatto. La forza di Chatham è quella di non appesantire le composizioni donando quella fluidità ritmica capace di coinvolgere il pubblico. I crescendo, studiati ad hoc, avvolgono gli ascoltatori creando un senso di vertigine provocato dal ruggente coro di asce a sei corde, impegnate in tremoli distorti, poliritmie ben distinguibili grazie all’ottimo equilibrio raggiunto dal fonico e dalla resa acustica della sala. Il pubblico segue attento palesando il gradimento con lunghi applausi e urla. Rhys dal canto suo è preciso nelle sue direttive, abbandona spesso la pedana assegnata per indicare da vicino ogni singolo chitarrista impartendogli con un cenno la diversa trama sonora da eseguire. Ad ogni segno di Rhys l’ensemble rallenta creando un brusio cacofonico, poi su ogni impennata la compattezza del tremolo aumenta a dismisura creando uno tsunami sonoro travolgente. Gli ultimi due “movimenti” lo vedono passare dalla parte opposta del palco per imbracciare la chitarra, contorcendosi e piegandosi in ginocchio sulla chitarra. Le poche parole spese per presentare lo spettacolo servono per introdurre uno spiazzante bis, dedicato ad un presunto filosofo pre-socratico inventore dell’accordatura che Rhys definisce: “very precise”. Questa “pantomima” sulla “precisione” dell’accordatura dura il tempo necessario per allentare senza criterio, “very precise” ribadisce ancora Ryhs, tutte le corde di ogni chitarra creando il primo vero accordo dell’ultimo atto, simile al boato dell’esplosione del Big Bang. Alcuni nelle prime file vengono travolti mentre portano le mani alle orecchie sorridendo, il resto della sala segue con curiosità questa esplosione finale di follia controllata. Chatham sorride dimostrando la capacità di andare oltre le fruste architetture della classica composizione. Poi ringrazia pubblico e musicisti e noi possiamo solo augurarci di rivederlo ancora, magari inginocchiato su questo palco, mentre punisce la sua chitarra, proprio come i fratelli Ramone.
(Per la foto del concerto all'Auditorium si ringraziano Riccardo Musacchio e Flavio Ianniello)
Articolo del
02/03/2009 -
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