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Nuova data del circuito House Concert in quel di Milano. Questa volta tocca a Chuck Prophet, storico chitarrista dei Green On Red, band indimenticata per chi si è innamorato in tempi remoti della psichedelia folk di epoca grunge. Beh, il buon Chuck è passato in un loft milanese, farcito di design ma decisamente scarno, per un set di un’oretta completamente acustico, offerto ad una platea di poco più di una cinquantina di persone quasi tutte per niente psichedeliche, poco folk e decisamente zero grunge. A parte qualche vip tipo Roberto Dell’Era degli Afterhours a cui bisognerebbe solo dire grazie sempre e comunque. Il clima sterile del loft milanese ha contribuito a dare quel senso di happening-per-persone-di-livello che fa tanto moda, ma è un segnale chiaro che di queste persone ben poche sanno con chi hanno a che fare. Roba tipo: “Uè, son andà a vedere Ciak Profet, tè capì?” . Almeno questa è la mia impressione.
Ad ogni modo il buffet all’ingresso a cura degli invitati è ricco di cibo e bevande e io, i miei pantaloni di velluto beige e le mie Converse bianche e nere siamo contenti così, ci basta poco. Chuck è una persona piacevole, dotata da madre natura di una meravigliosa voce caldissima che fa il paio con la chitarra che si porta appresso. I pezzi proposti sono una buona varietà presa dai suoi innumerevoli album, più di dieci come solista dal 1990 a oggi, senza calcolare gli otto pubblicati con i Green On Red. Una specie di leggenda insomma. C’è poco dialogo, direi il minimo sufficiente, e tanta musica. La serata è molto intima e cool, gli aneddoti di Chuck riguardo madre padre e amici sono interessanti e i pezzi vengono suonati con una certa timidezza. Alcuni di questi sono nuovi di pacca e l’emozione nel proporli è evidente anche per chi calca le scene da anni. Del repertorio vecchio i più interessanti sono sicuramente Doubter Out Of Jesus, Summertime Thing e Soap And Water, eseguite con cura e quasi ipnotiche. Una voce che culla.
La serata si conclude in fretta. Scatto qualche foto e chiedo alla mia accompagnatrice, completamente a digiuno di Prophet vari se si è divertita. Lo chiedo perché voglio un’opinione diversa dalla mia e vorrei sapere come la pensano buona parte dei presenti che per la maggior parte del set e alle domande e battute di Chuck (in un buon inglese) non hanno dato segno di vita, evidentemente incapaci di intendere e volere (solo un paio hanno contribuito alla serata, qualcuno addirittura suggerendo un bis da fare evitando la figuraccia collettiva). Comunque. Lei si è annoiata. E sedersi per terra è stato per tutti abbastanza scomodo. Qualche cuscino avrebbe giovato. Certo l’atmosfera, il posto, le persone... sono tutte molto differenti dall’esperienza dei secret concert fatti in case “normali”, dove tutto è più genuino e verace. Magari un posto meno fico e più adatto avrebbe abbassato le creste e reso di più a livello musicale. Ad ogni modo avere l’occasione di un contatto così ravvicinato con un protagonista della musica di questo livello è qualcosa da celebrare e diffondere, soprattutto tra chi del genere non è per niente a digiuno.
Articolo del
06/03/2009 -
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