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Per descrivere ed inquadrare Kaki King, chitarrista e cantante di Atlanta vicina ai trent’anni, sono sufficienti due cose. Le parole di Dave Grohl, dei Foo Fighters, con cui la King ha collaborato in studio ed è andata in tour, secondo cui “ci sono chitarristi bravi; ci sono chitarristi fottutamente bravi; e poi c’è Kaki King”. E la colonna sonora di “Into The Wild”, il film diretto da Sean Penn sul viaggio di un ragazzo americano che abbandona la famiglia ed il benessere per vagabondare attraverso il nord America fino a trovare la libertà assoluta, ma anche la morte, in Alaska. Se, nella colonna sonora, oltre alle bellissime tracce scritte e cantate da Eddie Vedder, c’è proprio la firma di Kaki King per i momenti strumentali, un motivo ci deve pur essere.
Ed in effetti la King dimostra, sin dalle prime note del concerto milanese alla Casa 139, di essere un’artista molto particolare e soprattutto di livello assoluto. Suona la chitarra (sia acustica che elettrica) con una padronanza e con uno stile quasi unici, colpendola come se fosse uno strumento a percussione e toccando con entrambe le mani dall’alto la tastiera, creando degli intrecci sonori che chiedono solo di essere ascoltati in silenzio. Alternando poi tutto ciò a momenti più classici con arpeggi delicati come in “Life Being What It Is” ed a momenti invece più elettrici ed effettati, come nella seconda parte di “Doing The Wrong Thing”. Il tutto, salvo alcuni momenti in cui è rimasta sola con la chitarra acustica come in “Playng With Pink Noise”, accompagnata sul palco dal batterista Matt Hunkle e da un altro musicista che ha creato tappeti sonori e assoli con uno strumento a fiato molto particolare ed un laptop. La scaletta, di circa un’ora e mezza, ha attraversato i diversi album della King fino all’ultimo “Dreaming Of Revenge” ed è stata basata principalmente su pezzi strumentali (come anche “Magazine” e “Bone Chaos In The Castle”), ma non sono mancate alcune tracce cantate (ed a tratti quasi solo sussurrate con un filo di voce).
La serata, comunque, è stata di ottima musica. Una musica emotivamente intensa, spesso su toni tristi ma a tratti anche più energica, che ha soddisfatto il pubblico della Casa. Casa che non avevo mai visto così piena e che è stata costretta a lasciare fuori parecchia gente. Forse, la prossima volta che la King passerà da Milano servirà un locale più grande, anche se questo potrebbe far venire un po’ meno l’atmosfera raccolta ed intima che la sua musica come poche altre può creare.
Articolo del
19/03/2009 -
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