|
MTV: che grande invenzione! Era il 1992: chi vi scrive aveva 17 anni, e come tutti i suoi coetanei si cibava di musica, feste, televisione e tanto sesso (soprattutto quello fatto con l’immaginazione, s’intende!). ------------------------------ La “Music television” imperversava sugli schermi già da una decade: videoclip, interviste, concerti, curiosità: una vera manna per chi, durante i lunghi pomeriggi invernali, odiava lo studio. -------------- Col tempo, fortunatamente, quest’enorme calderone in cui musica, showbisness e moda vivevano d’amore e d’accordo prese ad annoiarmi. Ma non tutto ciò che MTV ha prodotto nei ‘90 è stato noia e massificazione. Un esempio per tutti: l’invenzione degli “Unplugged”(anche se poi scoprii che invenzione non era…!!!).------------------------------ Una giovane rete, nata per i giovani e cresciuta con essi, ad un certo punto sponsorizzava e produceva una serie di album dal vivo, invitando nei suoi studi le massime celebrità dello star system: al richiamo di tanto mecenatismo risposero negli anni in molti ( Pearl Jam, Nirvana, Rod Stewart) e anche Eric Clapton che, dopo la prematura morte del figlio avuto con Lory del Santo (proprio lei, la del Santo di “Drive Inn” in onda su Italia 1) non stava attraversando un bel periodo, anche e soprattutto dal punto di vista umano. Con questo “Unplugged” il nostro (detto “Slowhand” per una sua propensione alla lentezza sulla chitarra a scapito di inutili tecnicismi) vendette un gran numero di copie e la sua popolarità riacquistò i livelli di un tempo: l’album fu subito incorniciato come uno dei migliori di quell’anno. ------------------------- In effetti i presupposti per un buon live ci sono tutti: una band eccezionale composta da Steve Ferrone alla batteria, Nathan East al basso, Ray Cooper alle percussioni e Cuck Leav al piano, un caldo pubblico di fedelissimi, un sound acustico privo di sbavature e il nostro Clapton che, per l’occasione, si rifà il trucco. L’hippie dei ’60 cede il passo al musicista professionale e abbottonato, con tanto di occhialini e completo di Versace: un bel cambiamento, non c’è che dire. Look a parte, l’album fila via piacevolmente: il Blues delle origini è onnipresente, e le ballads come “Running on faith” o “Layla” sono la conferma di un discorso musicale e di una splendida forma. In mezzo a quest’intreccio tra passione e “easy listening” da FM emergono alcune interpretazioni da brivido: “Signe”, strumentale che apre l’album, la già citata “Layla”, un vero e proprio classico (alzi la mano chi non l’ha ascoltata almeno una volta…), e “Tears in heaven”, ballad dolcissima composta dallo stesso Clapton e dedicata al figlio scomparso. ------------------------ Lo ammetto: ascoltare questo “Unplugged” a distanza di 10 anni provoca in me sentimenti contrastanti. Del resto fu il primo disco di Blues che acquistai: un po’ poco, direte voi, ma potrei rispondervi che fu proprio grazie ad esso che nella mia collezione seguirono altri dischi di Blues, forse anche migliori. ----------------------------- Per lasciarvi un piccolo dubbio: sarebbe azzardato dire che, nel mio caso, anche la televisione può aver fatto bene alla musica? Vi auguro comunque un buon ascolto (o sarebbe meglio una buona visione?) e un arrivederci alla prossima puntata….
Articolo del
17/08/2003 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|