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“Do me babe” è il titolo che potrebbe riassumere il senso di “Controversy”: in italiano “fammelo, piccola” o “fammiti, piccola” (“fare” che cosa non c’è proprio bisogno di spiegarlo…).---------- Parlando di Prince, una giornalista canadese lo descrisse come un “ragazzotto con qualche problema ormonale”. E’ doveroso però ricordare che, nei suoi primi album, il “ragazzotto” fa tutto da solo: suona una decina di strumenti (chitarra, basso, batteria, piano, una miriade di tastiere e percussioni), compone e arrangia tutti i brani oltre a sfoderare una voce limpida non esente da virtuosismi, con un falsetto da brividi. Il Prince degli esordi non sarà quel “piccolo” genio degli anni a venire, ma è comunque un artista interessante, i cui primi lavori servono a farci comprendere la sua evoluzione. “Controversy” è un album fresco ma incerto, ancora immaturo sul piano compositivo: le buone idee sembrano latitare, così Prince decide di buttarsi a capofitto sul suo tema preferito, un po’ come il famoso “argomento a piacere” che torna periodicamente ad ogni esame. Tuttavia dobbiamo fare un’eccezione per “Do me babe”: a prescindere dal testo, marcatamente “hard”, è un brano che rivela un amore appassionato per la Soul music oltre a farci riflettere sul fatto che possono scriversi canzoni d’amore che durino più di 5 minuti. Ansimi e gemiti sono onnipresenti, con l’immancabile coito finale, ma oltre a questo c’è un sensuale cantato-recitato degno del miglior Barry White: frasi d’amore appena sussurrate si trascinano per buona parte del brano. Per quanto riguarda il resto dell’album, Prince attinge alla sacra fonte del Rock’n’roll con “Ronnie talk to Russia”, con tanto di mitra in sottofondo, e del Funky con la titletrack “Controversy”, che si insinua sul tema dell’amore universale e sulla caduta delle barriere razziali tra bianchi e neri. Non male anche “Let’s work”: Prince si diverte a “slappare” sul basso elettrico, rendendo meno noiose le montagne di sintetizzatori. In “Annie christian”, tutta parlata, si fanno sentire i temi sociali (la pena di morte) e il disprezzo verso le ingiustizie sociali, mentre in “Jack u off” torna il tema della sessualità.------- Rispetto ai primi lavori, essenziali e ancora troppo ancorati ad una citazione della Black music, con “Controversy” il “piccoletto” fa un bel salto di qualità, soprattutto per quanto riguarda la cura degli arrangiamenti. E’ cambiato anche nel look: prima sembrava uno Stevie Wonder un po' sfigato, adesso ha un aspetto curato, ed elegante, frutto anche di una moda, nel passaggio tra i ’70 e gli ’80, in continuo cambiamento. -------- In eccesso di ormoni, Prince scriverà da qui in avanti cose anche più spinte (“Cream”, “Lovesexy” e molto altro), quindi, se giudicate “Controversy” troppo hard per i vostri gusti state attenti, il peggio (o forse il meglio?) deve ancora venire.
Articolo del
17/09/2003 -
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