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Mai avremmo pensato di dover vedere i Thrills nel piazzale antistante la Stazione Termini di Roma. Pensate: il gruppo irlandese, noto per celebrare il luogo più glam del mondo (L.A.) con le sue spiagge, i palmizi, le coupè e le bionde spaziali, che viene scaraventato nella location più sfigata dell’universo, popolata abitualmente da pendolari, tassisti abusivi, barboni, alcolizzati e tossicodipendenti. Decisamente incongruo, ma vabè, la gratuità dell’evento ha comunque il suo prezzo. -----------------E vediamoli dunque alla prova live, questi cinque Thrills, che ci hanno strabiliato con il loro recente disco d’esordio “So Much for the City”. I “fottuti Thrills”, come il cantante Conor Deasy introduce la band, salgono sul palco poco prima delle 11 e ci prendono subito in contropiede con un pezzo inedito, “Tell Me Something I Don’t Know”, una robusta rock-song dal taglio springsteeniano. Poi è subito “So Much For The City”, con uno dei migliori pezzi dell’album (e dell’anno), “Your Love Is Like Las Vegas” e, a seguire, la sognante “Til The Tide Creeps In”. Balza subito all’orecchio che, rispetto al disco, la band irlandese suona con maggior impeto e con tempi accelerati. Il feeling però non ne risente, e le canzoni neppure: quando il songwriting è possente, puoi pure inserire tutte le distorsioni vuoi, ma non lo annulli. Il problema, semmai, è l’ambientino di Termini, che ci crea qualche difficoltà a sognare California come ci incitano a fare Deasy e compagni; tantopiù che, a metà dell’esilarante “Say It ain’t So”, veniamo (noi pubblico) letteralmente aggrediti da uno dei barboni alcolizzati della zona, che si fa avanti minaccioso brandendo una bottiglia di birra. Gli si fa, naturalmente, il vuoto attorno, dato che la sensazione è che quella bottiglia, il soggetto di cui sopra, ha intenzione di darla in testa di chi non gli va. Dopo qualche minuto di panico, e dopo che qualcuno ha ridotto l’aggressore a più miti consigli, possiamo tornare ad esaltarci con “One Horse Town” (che in versione accelerata è ancora più splendida) e, soprattutto, con l’hit estivo “Big Sur”: senza dubbio il momento più magico della serata, in versione più serrata, e con una interpretazione di Deasy particolarmente sentita. A seguire, “Old Friends”, che sul disco era eseguita con tanto di orchestra, ma che suona ottimamente anche in formato più stringato. Quando il pezzo c’è, c’è. Arriva, poi, un altro brano inedito, “Down By The River”, che dà l’idea di essere al livello di quelli già conosciuti; una dedica agli irlandesi in prima fila (e sono tanti) su “Don’t Steal Our Sun”; e chiusura su quello che è stato il brano che ha lanciato i Thrills, il loro primo singolo “Santa Cruz (You’re Not That Far”). ---------------------In totale, una quarantina di minuti di musica, per una band che peraltro non possiede un repertorio molto più vasto (peccato solo per la non inclusione di “Deckchairs & Cigarettes”, forse troppo riflessiva e malinconica per il live) ma che ha dimostrato di reggere ottimamente la prova concerto. Li rivedremmo volentieri, i Thrills; preferibilmente, la prossima volta, in uno spazio più adatto, diciamo tipo spiaggia di Malibu.
Articolo del
20/09/2003 -
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