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Prima di venire al succo dell’articolo apriamo una piccola considerazione: chi di voi non conosce o non ricorda i Police, storico e celebrato trio del Rock, al pari dei Cream o della Hendrix Experience? Credo in pochi. Al primo ascolto, i lavori solisti di Sting, loro ex leader, sembrano distanti anni luce da quelli col suo ex gruppo, ma solo apparentemente. Brani come “Every little thing she does is magic” o “Invisible sun” hanno, a mio parere, forti legami col suo passato Reggae-Rock. Quest’esordio però è una sorpresa che ben pochi attendevano: Sting si rivela al pubblico e soprattutto alla critica personaggio colto, ibridatore di stili e sonorità, incline all’impegno e alla riflessione. “The dream of the blue turtles” sembra essere un esempio perfetto del “nuovo corso”: cita il compositore classico Sergei Prokofiev in “The Russians”, canzone simbolo contro la “Guerra fredda” e nello stesso tempo di speranza per la riapertura di un dialogo Russia-Stati Uniti, e in “Consider me gone” trae ispirazione niente di meno che da un sonetto, il n.35, di William Shakespeare. La critica allora si divise: meglio l’energico sideman da palco, l’autore di un buon numero di hit, o il cantante- compositore dallo stile raffinato? Il tempo ha dato ragione a questa sua ultima caratteristica, anche perché negli anni Sting è riuscito a sfornare lavori spesso di buona fattura: ne è un esempio “The dream of the blue turtles”, che oltre ad essere curato nei particolari (le liriche, il suono, il design grafico) contiene brani molto interessanti. Uno di questi è ”If you love somebody set them free”, brano dalle venature Soul sugli amori contrastati, oltre che buon singolo da classifica. Per ribadire la nostra considerazione iniziale, fa da ideale ponte tra il primo periodo e quello post-Police “Love in the seventh wave”, Reggae corale con cornice di sax soprano, che guarda al recente passato (cita una parte del testo di “Every breath you take”) ma senza nostalgia. A colpire nel segno, introdotta dal piano di Kenny Kirkland, è anche “Children crusade”, dal complicato arrangiamento e dal testo-denuncia contro l’ “errore storico” della guerra, le cui vittime più straziate sono le giovani generazioni, mandate a combattere per ideali spesso non condivisibili. La titletrack “The dream of the blue turtles” è un piccolo saggio delle potenzialità della band. Questa volta la virata è verso il Jazz, e non poteva essere altrimenti: il batterista Omar Hakim è stato membro dei Weathr Report e il sassofonista Brandford Marsalis è una delle nuove stelle del Jazz; lo stesso dicasi per Kenny Kirkland al piano e Darryl Jones al basso. Suggestiva e notturna è invece “Moon over Bourbon Street”, che spezza elegantemente la sequenza dei brani nel cd: si fanno notare un arrangiamento per piccola orchestra e la calda voce di Sting, due elementi che creano emozioni palpabili. Per le liriche stavolta l’ispirazione è tratta dal libro “Intervista con il vampiro” di Anne Rice. Degna conclusione dell’album sta in “Fortress around your heart”, che racconta di amori difficili e di cuori che si chiudono dentro “fortezze” inespugnabili: in amore, come nella vita, non sempre il bene trionfa.
Articolo del
23/09/2003 -
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