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Se debbo dire la sincera verità, sono indeciso. L’exploit di Diana Krall si basa, a mio giudizio, sul fatto che il mondo del Jazz non esprime giovani talenti femminili (se si esclude Cassandra Wilson, peraltro non più giovanissima) degni di rappresentare la categoria da almeno 10 anni. Sono indeciso perché la timida ragazzina bionda degli esordi ha subìto una trasformazione da brividi: adesso è una femme fatale, una vera “lady” del Jazz moderno. Cosa fare allora? Abbandonarsi al suo Swing di maniera ed esserle grati per averne fatto risalire le vendite, ridestando anche il pubblico dei giovani, oppure gettarsi a capofitto in una critica negativa? Non voglio peccare né buonismo né di crudeltà estrema, perciò rimarrò nel mezzo. La voce di Diana non è male, bisogna ammetterlo, specie in “Lets face the music and dance” e in “I’ve got you under my skin”; il suo pianismo è elegante ed essenziale; gli arrangiamenti però, in questo come in altri suoi lavori, un poco stucchevoli. Mai un assolo che si ricordi (qui soltanto in “Popsiete toes”), mai una spinta sull’acceleratore, mai uno “shout” o un “right mistakes”: “giusti errori”, come li concepivano Monk o la Holliday. Altra classe, altro approccio, direte voi, ma qui parla l’amante del Jazz che, con obiettività, cerca di giudicare il lavoro di un artista, e, se dovesse farlo seriamente, su cinque ipotetiche stellette questo disco arriverebbe a mala pena a totalizzarne due. Sono ancora in bilico, purtroppo, e mi domando, con una punta di cattiveria: “When I look in your eyes” piacerà agli amanti di Sinatra, del mainstream e del musical anni ‘40? Ho i miei dubbi, ma mi piace gingillarmi all’idea di due Diana: la star, un po’ Pop un po’ Jazz, costruita da capo a piedi, e la pianista-cantante-autrice, dalle buone potenzialità ancora inespresse. Ennio Flaiano diceva: “La felicità consiste nel non desiderare che ciò che si possiede”; noi potremmo azzardarci a dire che la Krall, in fondo in fondo, ci sta bene così. Fragile, malinconica, una donna che gioca col suo personaggio (e per questo a volte risulta non molto simpatica), ma che comunque piace da morire ad una certo tipo audience, sempre in accordo col vecchio slogan sanremese: “Comunque vada, sarà un successo”…
Articolo del
26/09/2003 -
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