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Macy Gray
Schegge dal passato: The ID
03/10/2003
Sony Music
di
Maurizio Algenti
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Il fenomeno Macy Gray nacque da subito col favore di pubblico e critica. Il pubblico adorava questa ragazza sfigata, non tanto bella e anche un po’ freak, la critica inneggiava al grande talento e alle ottime potenzialità espresse: al suo esordio era già considerata la nuova promessa del Soul. Data la voce sgraziata, ma espressiva e carica di emozioni, si tirò in ballo la figura di Billy Holiday, indimenticata cantante Jazz e pietra miliare nell’evoluzione della musica afroamericana. Il paragone ci sembrò e ci sembra alquanto azzardato, e se ne capisce il perché dall’ascolto di “The Id”. Dopo l’apripista “Relating to a psychopath” troviamo “Boo”,che parlando di amore e dell’eterno conflitto uomo-donna alterna momenti di calma a virate di sferzante energia. Si continua con “Sexual revolution”, inno all’indipendenza e all’abbandono dei taboo. L’Id, come recitano le note sul retro del cd, è la parte della psiche umana deputata alla ricerca degli impulsi e alla soddisfazione degli istinti: Macy ribadisce il concetto sia nei testi che nei suoni, sempre velati di “sexual feeling”. Soltanto nella cantilena “Hey young world part 2” ci si distacca dallo stereotipo del Soul tutto “sex and fun”, per consegnare alle giovani generazioni, a mo’ di testimone, parole di una ritrovata spiritualità e di una nuova coscienza collettiva. Dopo gli inutili 3 minuti e 50 di “Sweet baby” arriva il groove di “Harry”, uno dei brani migliori dell’album, anche se non soddisfa appieno le aspettative. La troppo scontata “Gimme all of your love or I will kill you” ci porta direttamente ad ascoltare “Don’t come around”, dove scopriamo un vecchio sessionman come Billy Preston (già con i Beatles di “Get back”) alle tastiere, e la brava Sunshine Anderson che duetta con Macy. Saltiamo a piè pari le tiepide “My nutmag fantasy” e la beatlesiana “Freak like me” fermandoci solo per dirvi che “Oblivion” ci propone la masturbazione come momento di appagamento dei propri sensi ed estremo rimedio ai mali del mondo: un po’ più di impegno non avrebbe guastato. L’album termina con il pasticcio psichedelico di “Forgiveness” e con “Blowin’up your speakers”, ottimo test per saggiare il regolare funzionamento del vostro impianto stereo.Urge allora una lettera aperta. Cara Macy, dopo questo inatteso regalo che porta il simbolico nome di “The Id” (che rimane purtroppo soltanto un simbolo e nient’altro) vorremo pregarti, noi tuoi sostenitori che apprezzarono le tue gesta di ieri e quelle di domani, di evitare di spendere inutilmente tempo e denaro. Ci sarebbero un milione di cose di cui occuparsi quando non si ha voglia o quando manca l’ispirazione, come ad esempio curare la propria casa, o stare un po’ in famiglia. Questo era l’antico modo di aspettare i “tempi migliori”, e in quelle pause si concepivano anche tante nuove ed inattese nascite. Ti lasciamo quindi con questa riflessione e ti auguriamo un buon riposo (che per noi è anche un buon lavoro).
Articolo del
03/10/2003 -
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