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Punk Is Not Dead!!! Questa l’idea fissa, questo il concetto essenziale al termine della esibizione romana dei Dictators, di New York City, pionieri del punk rock americano, e per la prima volta in Italia. C’era molta curiosità intorno alla band guidata dal vocalist Handsome Dick Manitoba (alias Richard Blum) e che poteva avvalersi ancora dell’opera di un instancabile Adny Shernoff al basso elettrico e del portentoso Ross “The Boss” Funichello alla chitarra solista. Tornati alla ribalta appena due anni fa dopo un lungo periodo di crisi, i Dictators hanno dato ampio spazio ai brani contenuti su ”DFFD” che sta per “Dictators Forever Forever Dictators” (un titolo che lascia ben poche alternative) ultimo loro album, un disco che riconcilia con il rock and roll ad alto potenziale che poi altro non è che il punto di partenza del punk originario. Davvero effervescenti le esecuzioni di “ Avenue A”, dominata dalla ritmica ventrale del basso di Shernoff, e di “ The Savage Beat ”, altro piccolo capolavoro pescato fra le nuove composizioni, che poco hanno da invidiare ai brani di repertorio. E ancora una irriverente “Pussy And Money” tanto per ricordare quali sono le leve che fanno muovere il mondo, e una profetica “Who Will Save Rock And Roll?” molto coinvolgente e corale. Un tuffo al cuore le note di “Baby Let’s Twist”, un vecchio hit tratto da “Bloodbrothers” il terzo album della band, pubblico in festa ed urlante sulle note di “The Next Big Thing”, il brano che nel 1975 apriva “ Go Girl Crazy!”, a buon diritto il primo vagito del punk targato USA. Manitoba è in splendida forma, procede impettito, gesticola furente, ci offre la vista del suo fondo schiena, regge la scena con energia e con molta ironia. Non è, e non si sente, un sopravvissuto. Con lui il resto del gruppo che sorprende per integrità e voglia di esserci, di suonare. Fantastica la parodia che culmina con un esempio di democrazia quando chiede al pubblico se preferisce una esecuzione morbida, delicata oppure- per caso - una… più veloce. Viene giù il diluvio e al grido di Faster! Faster! inanellano una serie di brani da Formula Uno del rock’n’roll , fra i quali eccelle “I Am Right” con la chitarra di Ross “The Boss” in grande evidenza. Sul finale due “cover version” da schianto: prima una inaspettata ma devastante “Sonic Reducer” dei Dead Boys di Stiv Bators, poi esaltazione collettiva per “Blitzkrieg Bop” dei Ramones, una implicita dedica al vecchio amico di sempre Joey che assiste a concerti del genere da lassù, e senza neanche avere l’antenna parabolica.. ------- Si chiude a notte fonda, divertiti e sudati, con la promessa che loro, i Dictators, torneranno a trovarci. E’ di questo genere di tiranni che si sente forte il bisogno. Lunga vita al rock and roll...
Articolo del
13/10/2003 -
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