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Non si parla mai, o se ne parla troppo poco, del Jazz italiano. Nei casi in cui viene affrontato l’argomento si ricorre troppo spesso ai soliti nomi altisonanti: Enrico Rava, Giorgio Gaslini, Enrico Pierannunzi, Danilo Rea. Ci sono invece molte altre felici realtà che non salgono agli onori della critica ufficiale, ma che costituiscono un universo sempre nuovo e affascinante. Stefania Tallini è una di queste realtà. Autrice giovane, pianista sensibile, ha maturato negli anni un percorso musicale caratterizzato da una forte vena romantica, colma di atmosfere rarefatte, a tratti sognanti. Sul filone della sperimentazione si muove sicuramente a suo agio: la vicinanza con il tango e con Piazzolla è forte (da ascoltare “Minor tango”), e il trio senza batteria sembra la scelta migliore per staccarsi dalla componente prettamente ritmica del Jazz, traendo da tale distacco una maggiore predisposizione verso l’improvvisazione libera e collettiva. Alcuni degli episodi di “Etoile” sono proprio questo: un flusso ininterrotto di pensieri, un dialogo a tre istantaneo ed emotivo, giocato tutto sull’ispirazione colta nel momento stesso della sua nascita. Brani come “Improduo” o “Improlatin” sono creati ed immaginati all’istante, e quindi difficilmente riproducibili dal vivo sulla base delle rigide regole della fedeltà esecutiva. Sul piano compositivo a colpirci è senz’altro “Pour les infants”, che svela una forte sensibilità per i giochi di colori, ma anche “Rebus”, dall’incedere trascinante, o la dedica a Van Gogh di “Iris”, uno dei brani più lunghi del cd, che rivela le buone potenzialità del gruppo. A rafforzare la sintassi pianistica della Tallini ci sono Gianluca Renzi al contrabbasso, giovane talento del Jazz italiano, che vanta un curriculum invidiabile per la sua età (appena 28 anni) e mette in mostra le sue doti improvvisative nelle già citate “Iris” e “Rebus”, e il sax contralto di Filiberto Palermini, puntuale e in linea con i concetti sonori del trio, musicista da anni impegnato, oltre che nel Jazz, anche in quel filone musicale che può genericamente definirsi “crossover”. Per tornare alle canzoni, “Etoile”, che si apre con la bellissima “Minor tango”, termina in bellezza con tre composizioni, tutte firmate Stefania Tallini: “Loin d’ici”, densa di pathos e sentimento, l’espressionista “Tarantè 2001”, e la drammatica, vicina allo stile di un colonna sonora, “Voci lontane”. Anche non essendo un lavoro geniale, innovativo o di rottura, “Etoile” è l’esordio di un trio di giovani musicisti dotati di passione e voglia di mettersi in gioco. Un disco che avrebbe comunque meritato, a mio parere, una maggiore attenzione da parte della critica e del pubblico.
Articolo del
16/10/2003 -
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