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E' morto ieri a New York (o, secondo altre fonti, in una clinica in Svizzera) dopo una lunga battaglia contro il cancro, a 64 anni, Malcolm McLaren.
McLaren verrà per sempre ricordato come l'uomo che inventò i Sex Pistols - di cui fu il manager e l'ideologo - e che di conseguenza diede il via a quella grande rivoluzione musicale e di costume che nel 1976-77 prese il nome di Punk Rock. Oltre alla musica, McLaren era appassionato di moda, e fu questo il motivo che lo spinse, nel 1971, ad aprire nella Kings Road di Londra, la boutique Let It Rock, che in seguito divenne SEX, insieme alla fidanzata, la stilista Vivienne Westwood. Fu qui - dopo un periodo passato in America dove si fece le ossa come manager per i New York Dolls - che McLaren incontrò John Lydon (che ribattezzò Rotten), Steve Jones, Paul Cook e Glen Matlock e li mise insieme in quelli che divennero i Sex Pistols. Sulla saga dei Sex Pistols e del punk, e sul modo in cui McLaren gestì (in modo spettacolare) i rapporti con i mass media per creare il "fenomeno", sono stati scritti centinaia di tomi, ma forse la fonte migliore per capire chi fosse davvero McLaren e come agiva è il film, da lui voluto e supervisionato, "The Great Rock'n'Roll Swindle" di Julian Temple. Una pellicola che non piacque a Johnny Rotten & Co e neanche a molti esegeti del punk, perchè in essa i Sex Pistols sono ritratti come quattro dilettanti senza arte nè parte, e il punk viene spiegato come fenomeno creato dall'alto, dalla mente diabolica e geniale di McLaren che in fondo ne è il vero, unico protagonista. Ma "The Great Rock'n'Roll Swindle" è comunque bellissimo ed essenziale (e sicuramente superiore al successivo "The Filth & The Fury" dello stesso Temple, che arriva a mostrarci i Pistols vecchi e cadenti e perfino un Lydon che piange ricordando la morte di Sid Vicious!) e chiarisce come McLaren vedeva se stesso: manager manipolatore, creatore di scandali e bufere mediatche, cinico deus ex-machina quasi tratto da un romanzo di Dickens.
Dopo la fine dei Sex Pistols, McLaren prese in carico Adam & The Ants, gruppo di cui trasformò radicalmente l'immagine, e i Bow Wow Wow la cui cantante era la minorenne Annabella Lwin, che fece posare nuda sulla copertina di un disco (altro scandalo!). In seguito, negli anni '80, avendo deciso di mettersi in gioco in prima persona per sfruttare la sua fama, pubblicò una serie di dischi - va detto - per nulla disprezzabili: nel 1983 "Duck Rock" con cui arrivò in anticipo sui tempi a comprendere la novità dell'hip-hop, nel 1984 "Fans" in cui tentò una fusione tra l'opera e il r'n'b, nel 1989 "Waltz Darling" in cui anticipò la moda per il vogueing tanto cara a Madonna e infine, nel 1994, "Paris", con la collaborazione di artisti francesi quali Catherine Deneuve e Françoise Hardy.
Che non ci sia alcun dubbio: con McLaren scompare un grande: un artista, un truffatore, un agitatore o - se vi piace il termine - un "operatore culturale" che ha contribuito in maniera determinante a plasmare la musica che tutti noi ascoltiamo ancor oggi e, forse, a influenzare anche il modo in cui ci vestiamo. E pensiamo.
Articolo del
09/04/2010 -
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