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Adorato, celebrato, ricordato, tributato, omaggiato, revivalizzato, plagiato, derivato, chiacchierato, storicizzato, raccontato, documentato, filmato, sfruttato, semplicemente amato. Il periodo della New Wave. Il genere che ha sovvertito i rigidi canoni del rock sembra vivere ormai da anni una seconda giovinezza. Grazie però non alla schiera di gruppi che hanno affollato il calderone della rivampa a ridosso del nuovo millennio - semplici epigoni, abili scopiazzatori, furbi prodotti di contraffazione d’autore - ma evidentemente a causa della “storia” che non vuole sentirne di abdicare. La storia scritta dai grandi, dai comprimari, dai sottovalutati, dai dimenticati, dai fortunati, dagli assoluti. La storia che parte dagli anni ’70 caratterizzati in USA dalla wave sperimentale di San Francisco e dalla scena “colta” di New York, mentre in UK nascono il post punk, il synth pop, il gothic e le manipolazioni elettroniche aggiunte. Il genere si espande anche in Australia, Nuova Zelanda, Canada e Olanda. Gli anni ’80 vedono l’affermazione su larga scala delle nuove correnti mentre si fanno strada il new romantic, il punk funk, il dark, l’elettropop e non si placano le contaminazioni più varie. Neanche l’Italia fortunatamente è esente da questo febbrile e seminale movimento.
La New Wave del decennio originale (più o meno inquadrabile per convenienza tra il 1979 e il 1989) è praticamente quasi tutta attiva. Non passa settimana che non dobbiamo registrare una reunion, una celebrazione, un nuovo album, una scheggia di nostalgia, uno scritto dedicato. Per circolettare di rosso questo fenomeno (perchè di fenomeno si tratta) abbiamo preso a “campione” 200 artisti del decennio di cui sopra. Un numero assolutamente sostanzioso che racchiude tutto il meglio dll’epoca e anche qualcosa di più. Campione estrapolato dall’ormai celeberrima “Guida Discografica New Wave” aggiornato con determinate integrazioni che non avevano trovato spazio nel libro per ovvi motivi editoriali.
Sui 200 nomi protagonisti 135 sono attivi (o lo sono stati fino al 2009). Dunque si tratta del 67,5%. Avete capito bene. Il 67,5% della storia del genere è in piena efficienza. Un dato (s)confortante, dipende dai punti di vista. Sollecitati dal furente recupero di quelle determinate sonorità i grandi del periodo sono evidentemente tornati per sfruttare il momento (questione economica), per riprendersi il posto che gli apparteneva (questione d’orgoglio) o più semplicemente per provare a rinnovarsi (questione estetica). A rafforzare questo argomento vanno incluse ovviamente anche tutte quelle formazioni che fin dall’origine sono rimaste in piena attività senza mai sciogliersi. Solo nell’ultimo anno solare sono state confermate le rivampe di Adam Ant, Mental As Anything, The Motels, Pop Group, PIL, The Slits, Split Enz, Ultravox, Names, Department S, Naked Eyes, Monochrome Set, The Chameleons (Vox), The Chills, Comsat Angels, Culture Club, The Fire Engines, The Fixx, Liquid Liquid, Martha And The Muffins, The Models (quelli australiani), Modern English, OMD, Pseudo Echo, Spandau Ballet, The The, The Wake, Wang Chung, Yazoo, Young Marble Giants. A questi vanno sommati anche alcuni nomi di casa nostra che non hanno perso tempo “aggregandosi” al numeroso plotone.
In attesa che quel 67.5% aumenti, e noi saremo qui certosini e maniacali a registrare anche le minime variazioni, il consiglio che esce da queste righe è quello di farvi una rinfrescante immersione nella storia. Per capire e comprendere le origini di un suono che oggi sembra non accettare pause, crepe o ruggini di nessuna sorta. Per capire e comprendere quello che oggi ascoltate spacciato per epocale e straordinario. La storia della New Wave passa anche per questi numeri. Passa e vince sempre.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
30/06/2010 -
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