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Lo avevamo visto dal vivo a Rock In Roma, alla fine di luglio, l’estate scorsa. Sì certo, forse era un po’ gonfio in viso e decisamente su di peso, ma niente faceva presagire quanto è successo domenica 6 febbraio in una stanza di albergo a Estepona, sulla Costa del Sol, in Spagna, dove Gary Moore stava trascorrendo un periodo di vacanza in compagnia di un’amica dopo un lungo ed estenuante tour. Sembra che Gary sia morto nel sonno a causa di un enfisema polmonare. Ma sono state trovate abbondanti tracce di alcool sul suo corpo e - secondo alcune indiscrezioni riportate da alcuni giornali inglesi - sembra che all’origine di tutto ci sia stato proprio un eccesso di sostanze alcoliche (un mix di champagne e di brandy) e che il nostro fratello Gary sia rimasto soffocato dal suo stesso vomito. Se fosse davvero così, si tratterebbe di una battaglia persa, questa volta senza possibilità di recupero, contro l’alcool, il suo nemico di sempre.
Sembrava avercela fatta Gary, era pulito, era in salute e, a 58 anni compiuti, sfornava dischi con buona regolarità, tutti di eccellente qualità. Ma non è stato così. La sua fine assomiglia molto a quella di Phil Lynott, il vocalist dei Thin Lizzy il suo amico di sempre, morto nel 1986, il suo compagno di strada lungo i sentieri di un Rock Blues carico di energia e infarcito di soluzioni melodiche davvero struggenti, ben riprodotte dai passaggi elettrici della sua chitarra. Gary Moore era originario di Belfast, lascia una moglie e dei figli, un intero paese, l’Irlanda, in lutto nazionale, e tanti incalliti hard rockin' men influenzati dal blues, senza un amico, no, di più, senza un fratello maggiore. Aveva iniziato la sua carriera artistica a Dublino con gli Skid Row, poi si era unito ai Thin Lizzy nel 1973 e aveva registrato con loro album straordinari come Nightlife e Black Rose. Dopo di allora passò per un breve periodo ai Colosseum II di John Hiseman, poi cominciò una lunga carriera solistica ma restò sempre in contatto con l’amico Phil Lynott con cui scrisse pezzi memorabili come Out In The Fields e Military Man. Gary Moore aveva collaborato anche con Jack Bruce e Ginger Baker dei Cream, con Greg Lake e con famosi bluesmen come Albert Collins, Albert King e B.B. King. L’ultimo suo disco ufficiale rimane Bad For You Baby ma sappiamo che stava lavorando ad un album di prossima uscita, nella primavera del 2011.
Le esecuzioni dal vivo di brani come Over The Hills And Far Away e Blood Of Emeralds, personale tributo alle sue radici celtiche, gli sono valse la gratitudine eterna di tutti quei rockers irlandesi a cui ha restituito passione, orgoglio e identità. Mentre talvolta la chitarra di Gary veniva strofinata con brutalità assoluta, le liriche dei suoi brani erano sempre moralmente alte e si abbinavano a perfezione con quei suoni possenti. Esaltavano i concetti di uguaglianza, di pace, di giustizia e di libertà, erano contro ogni totalitarismo, contro ogni esercito. Le sue radici blues coesistevano con il suo repertorio etnico e lasciavano posto ad un Hard Rock potente ma mai ordinario o banale. Le sue slow ballads hanno lasciato tracce indelebili in molti cuori: ricordiamo Parisienne Walkaways, Always Gonna Love You, Separate Ways e la straordinaria Empty Rooms, che ha segnato l’adolescenza di chi vi scrive e che resta uno dei suoi pezzi migliori. Già, delle “Stanze Vuote”, proprio come quelle che da oggi in poi ci impegneremo a riempire facendo volare in alto la tua musica, Gary! R.I.P.
Articolo del
09/02/2011 -
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