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Radiohead
Radiohead, un anno fitto di misteri
30/05/2011
di
Andrea Belcastro
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Recensendo a marzo The King Of Limbs abbiamo sottolineato il parallelismo tra l'attuale condizione storico-sociale dei Radiohead e quella impersonata da favolosi Beatles della seconda metà degli anni '60. Dicevamo dell'attesa spasmodica per ogni nuova uscita discografica e di come queste attese venissero sempre superate dai fatti (leggi dischi sempre più strabilianti). Elementi, questi, comuni ad entrambe le band nei rispettivi periodi storici.
The King Of Limbs, inserendosi in questo solco, è stato sorprendente oltre ogni previsione. Un album strano, forse bello, forse brutto, certamente controverso. Un Magical Mystery Tour dei nostri giorni piuttosto che un Abbey Road, ma pur sempre forziere di gioielli dal valore inestimabile. Ma, non bastassero questi parallelismi, ecco arrivare pure l' inatteso immobilismo della band di Oxford a rimembrare echi del passato: dichiarazioni a mezzo stampa ridotte all'osso e attività live completamente accantonata. Un silenzio assordante rispetto alla frenesia post-In Rainbows.
Verso la fine dell'anno 1966 i Beatles tagliarono tutti i ponti diretti con il loro pubblico. Era sopraggiunta la necessità di concentrare tutte le energie nel raggiungimento di nuove vette sonore ed artistiche: i risultati di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti ancora oggi. Allo stesso modo ascoltando il nuovo album dei Radiohead è sembrato quasi spontaneo chiedersi “e ora come diavolo faranno a suonare queste canzoni dal vivo?”. La risposta è stata una non risposta: niente date, nessun tour annunciato, black out totale. Questo fino a quando con un laconico comunicato della BBC è stata annunciata per l'1 luglio la trasmissione di una performance di 55 minuti del nuovo album (più immagini dietro le quinte, ndr.) realizzata negli studi/scantinati del produttore Nigel Godrich. Qualcosa di molto simile a quanto fatto già tre anni or sono per l'album precedente. Un'attesa che è già diventata spasmodica per i milioni di fans sparsi per il mondo; la curiosità per il vedere (ed ascoltare) finalmente questi otto brani in una veste sempre stata più che congeniale alla band inglese ed ora apparentemente diventata, di colpo, terreno ostile.
Sul versante prettamente discografico, invece, le varie voci su un possibile seguito immediato di The King Of Limbs si sono sempre più affievolite con il passare del tempo fino a dissolversi completamente. Giusto il contentino dei due scarti Super Collider /The Butcher a placare una fame insaziabile e dichiarazioni che escludono qualsiasi “complotto” ordito dalla band: insomma, se Separator è in fondo al disco è solo perché ai ragazzi sembrava la canzone più adatta a svolgere tale compito. Addio, quindi, ai misteri dietro i “wake me up” ossessivi di Thom Yorke. Se nuovo disco sarà, con ogni probabilità bisognerà aspettare i canonici tre-quattro anni. Con buona pace di tutti.
Articolo del
30/05/2011 -
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