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Pussy Riot
Il verdetto che agita i sonni di Putin
di
Fabrizio Biffi
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E’ la classica goccia d’acqua nel marasma delle ingiustizie che potrebbe diventare un fiume in piena. Il caso del gruppo punk russo delle Pussy Riot sta agitando le acque di mezzo mondo dopo che le tre ragazze sono state arrestate per aver improvvisato una provocatoria preghiera punk anti Putin cantando in una chiesa ortodossa di Mosca "Oh Madonna, liberaci da Putin".
Le imputate sono accusate di vandalismo aggravato dall'istigazione all'odio religioso, e nonostante nel corso della prima udienza, le ragazze si siano scusate per quanto accaduto, ora rischiano una severa condanna, tre anni di carcere, nel processo che si concluderà venerdì 17 agosto.
La questione, che in un primo momento ha acceso un dibattito interno tra quella parte del mondo politico-religioso e la parte più conservatrice della chiesa ortodossa russa (tutti indignati dalla sacrilega profanazione) e l'opposizione liberale, i difensori dei diritti umani e gli intellettuali russi, da qualche settimana sta registrando prese di posizione anche oltre confine.
In realtà, lo smacco più clamoroso per Putin è arrivato proprio a due passi dal Cremlino, durante il concerto di Madonna che senza tanti giri di parole ha interrotto la sua esibizione per chiedere al suo numeroso pubblico un sostegno ad alta voce contro la condanna delle tre ragazze incarcerate per difendere la libertà di espressione e di opinione in un paese, la Russia, che vive la piena contraddizione di una situazione politica sempre in bilico tra le spinte oligarchiche del suo Presidente e la richiesta di una vera transizione verso una forma di governo realmente democratica.
Per il potentissimo Putin, da poco rieletto a Presidente, è la classica buccia di banana imprevista che può provocare più di un danno di immagine presso quello star system verso cui ha dimostrato nel recente passato più di una debolezza nel classico stile del potente arricchito.
A poche ore dal verdetto del processo, si registrano ormai proteste e prese di posizione sia in piazza (da Londra a San Paolo del Brasile) che per voce di grandi miti della musica (da Sting ai Red Hot Chili Peppers).
Le Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova, Marija Alekhina ed Ekaterina Samutsevic, hanno creato una piccola crepa nella apparente normalità russa mettendo alla luce l’arroganza e al tempo stesso la vulnerabilità di un personaggio come Putin dedito a quel culto della personalità tipico dei politici dell’ex Unione Sovietica.
E ai sostenitori della liberazione delle Pussy Riot si aggiunge oggi l'ex ''Beatle'' Paul Mc Cartney, con una lettera: ''Care Nadia, Katia e Masha, vi scrivo per mostrarvi il mio sostegno in questo momento difficile. Vorrei farvi sapere che spero davvero che le autorita' russe appoggeranno il principio della liberta' di espressione per tutti i loro cittadini e non sentiranno di dovervi punire per la vostra protesta'' scrive Mc Cartney.
Articolo del
17/08/2012 -
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