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La media voto (3) che l'ultima fatica dell'ennesimo (cantante) approntato regista sta facendo registrare tra gli addetti ai lavori partorisce naturalmente una riflessione editoriale. Il protagonista è ovviamente Federico Zabaione e l'opera (!) sotto esame "Nero Bifamiliare". Abbiamo davanti gli occhi un altro caso di corsia preferenziale percorsa da autentici privilegiati. Una razza allevata nel nostro bel paese e difficilmente esportabile oltralpe. Del resto l'iter non burocratico per raggiungere la piena maturità multimediale è sempre lo stesso. L'esordio deve essere stentato, meglio se fallimentare, meglio ancora se contraddistinto da almeno un flop. Quindi occorre una pronta resurrezione. Da perfetti sconosciuti a esimi miracolati. Il top è trovare il "filone" giusto. La confezione vincente. Il sound riconoscibile. La rottura di coglioni perfetta. Il passo successivo è il mantenimento (accanito) di tale status platinato. Ecco allora dischi in fotocopia, ospitate ciclostilate, l'accensione del fatidico cero a San Playback e la partecipazione furba e marchettara ad una dozzina di colonne sonore di dittici/trittici di pellicole del nuovo cinema italiano (?) che hanno come interpreti principali l'ignoranza, un ponte, un ferramenta di fiducia, qualche SMS, la squadra del cuore, un professore trendy, due genitori stronzi ed il solito vuoto pneumatico (si legga come il solito nulla). In questo scenario da Paradiso Terrestre gli alfieri della canzone d'autore usa e getta si muovono a meraviglia. Compagni, sembra, da una vita di attorucoli da fotoromanzo, scrittorucoli da quarta elementare, registucoli da spot, attricette da salottino gossipparo. Il caso Zabaione è solo la punta terminale di un iceberg squagliato, di un processo di profetizzazione, di allungamento barba, che in tempi recenti ci ha donato autentiche perle da archivio storico. Insomma, il cantante italiano, dopo aver raggiunto un minimo successo di pubblico (il solito pubblico da autogrill, quello dai ventidue euro in sù per capirci), si sente in dovere fisiologico di assumere le sembianze del messia di turno. Apparizioni scelte, qualche libro di riflessioni in tour, una botta di solidarietà terzomondista, una collaborazione dotta in lingua madre con qualche artista profugo e eccezionalmente sconosciuto, un filmetto tra parenti stretti (appunto), una botta di filosofia spiccia in qualche trasmissione populista e magari una mangiata di paranza per essere snob, freak e alternativi a tutti i costi. L'invito è a diffidare, disertare, bannare, escludere, non alimentare codeste forme di arte povera, poverissima. Perchè quella vera, come sapete, è ben altra cosa.
Vostro "Tre Metri Sotto La Merda" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
18/04/2007 -
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