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The Pastels
Chiude anche l'etichetta Poptones di Alan McGee, scopritore di Jesus & Mary Chain e Oasis
14/05/2007
di
Morrisensei <
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Sempre peggio. Il mondo discografico continua l'inesorabile discesa all'inferno. Sono degli ultimi mesi le ferali notizie riguardanti la fine di importanti etichette, la chiusura di storici negozi, l'accorpamento e fusione tra multinazionali, i proclama accorati di musicisti e addetti ai lavori, la crisi (cronica) della new economy musicale e quella dell'informazione cartacea. Insomma uno scenario apocalittico reso tale dall'affermazione quasi dittatoriale (ma inevitabile) delle nuove tecnologie. A tutto ciò si aggiunge in questi giorni l'appello che i discografici tedeschi hanno rivolto addirittura alla Merkel fino al recente sventolio di bandiera bianca da parte di Alan McGee. Il 46enne guru di Glasgow - fondatore nel 1983 della Creation - tre giorni fa ha infatti dichiarato all'Independent di voler metter la parola fine alla sua Poptones. Del resto nel Regno Unito i numeri parlano chiaro. Negli anni 80 c'erano dodici major ed una trentina di preziose label indipendenti che dettavano i "tempi" e i "movimenti". Oggi, dopo la rivoluzione digitale, le major sono rimaste solamente tre. Riduzione degli organici, un'attenzione capillare nell'amministrare costi e ricavi, la strada delle ristampe di catalogo per sopperire a inevitabili buchi nell'acqua. Insomma appare mai più replicabile (forse) un'operazione come quella che McGee realizzò nel 1985 allorchè vendette i diritti dei suoi adepti Jesus & Mary Chain alla Warner dopo averli lanciati nel gotha. Con quei profitti l'ex membro dei Biff Bang Pow! finanziò i primi singoli di gente del calibro di Primal Scream, The Pastels e Weather Prophets. Altri tempi. Ma soprattutto un'altra generazione di talenti. Non si spiega altrimenti il fiuto di McGee nel "prendere" sotto la sua ala protettrice gli Oasis dando di fatto il via alla stagione remunerativa del brit pop (ad oggi i fratelli Gallagher hanno venduto una cosa come quasi 50 milioni di album). Il coinvolgimento politico con il partito laburista è solo una parte della sua attività stakanovista che agli albori del nuovo millennio lo ha condotto a fondare la Poptones (in onore a John Lydon e ai P.I.L.) e che ora invece si vede costretto a chiudere. "I am running down my label as I don't believe in owning a record company any more, bands should own their own copyrights. Looking to the future, as the majors decline, more bands will recognise that it's the real music-lovers who will help them succeed, the management, the live agents and the sponsors." Non è un segreto che i dischi non si vendono. Che la priorità (artistica ed economica) di un artista è ormai l'esibizione live. Che tutti fanno fatica. Che ci si sbrana per un piccolo posto al sole. Del resto chi si prende la responsabilità di consigliare la gente ad acquistare dischi a 21 euro? Non basta più forse neanche la curiosità. Ma provare non costa nulla. Vero?
Vostro "XTRMNTR" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
14/05/2007 -
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