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Chi legge Nerds Attack, oltre a campare cent'anni, saprà che per lo scrivente gli Who sono uno dei gruppi della vita. Tra le tre band più grandi d'ogni tempo. Come? Quali sono le altre due? Lascio a voi indovinare così stimolerete meningi, memoria e gusto storico. Dicevo, e per favore non provate più ad interrompermi, che gli Who appartengono al cuore, all'estensione di una, due, tre esistenze. Fanno parte (per molti evidentemente) della cultura personale, dei sogni di quando si era ragazzi, dell'immaginario flower-beat-psichedelico-rock-blues-soul degli anni sessanta che è linfa e revival vitale per i ragazzi di oggi. Un puzzle irripetibile di storie consumate ascoltando quei dischi, di porte sbattute e corse in strada con in testa inni generazionali, di voglia di sesso dopo aver macinato chilometri in sella a grosse lambrette, di essere angelici come Roger Daltrey, di suonare la chitarra come Pete Townshend, di avere la calma e il talento di John Entwistle, la follia e la furia di Keith Moon. Questa non è una biografia riassuntiva. Sapete bene che le "schede" le lasciamo volentieri alle enciclopedie e a chi vuole raccontare la musica come un professore di filosofia racconterebbe la vita di Søren Kierkegaard con a rimorchio la nodale, inevitabile domanda: "che cos'è l'essere?". Che cosa sono oggi gli Who? Un nome. Il blasone. Che alimenta e porta a spasso da trent'anni (dopo la morte di Moon) un circo dove gli animali sono fuggiti e i clown non fanno più ridere. La band che più di tutti, probabilmente, ha incarnato lo spirito incendiario del rock'n'roll, che ha pionerizzato la destructo phase quando i colletti delle camicie beat di Townshend erano alti fin sotto le orecchie e i futuri eroi dell'hard rock erano ancora impegnati a trovare la mammella giusta, oggi alimenta un leggero alone di compassione. Rimasti in due, a supporto di un album deficitario sotto tutti i punti di vista, fisicamente neanche più integri, Roger e Pete sfiorano il ridicolo. Attrazione da Las Vegas. Da mega luminarie. Da casinò-albergo. Da marchetta storica. Dopo la recente e penalizzante (causa pioggia) esibizione all'Arena di Verona si è levato un unanime leit motiv della stampa specializzata che non ha esaltato (a ragione?) il concerto. A commento finale tutti poi hanno ricordato che: "nello stesso luogo si esibiranno a breve Muse e Negramaro...". Insomma gli Who, dopo 43 anni, si ritrovano in buona, ottima compagnia. Chi se lo sarebbe mai immaginato?
Vostro "I'cant explain" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
14/06/2007 -
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