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Negramaro
I misteri dolorosi dei megastore nostrani
21/06/2007
di
Emanuele Tamagnini
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Tra i venti e i ventotto. Novità. Ultimi arrivi. Hard'n'heavy. Rock. Pop. Nice price da dodici euro. Tripli prezzi aggiunti. Dove trovo i singoli? "Laggiù in fondo alla sala". Quattro gatti con le facce da cane dei soliti noti. Piccoli espositori a tema dedicati ai festival musicali. Passi per il Gods Of Metal ma l'Heineken? Nessuno ha avvertito lo staff di questo dispersivo store che la recente tromba d'aria ha spazzato via (prutroppo) l'intero happening? Perchè il nuovo disco di Tom Morello costa 28.80? Importazione americana? Ma se un disco USA costa 13-14 dollari, più le spese di spedizione (ammettendo che te ne spediscano anche solo 1 copia) come cazzo facciamo ad arrivare a quella cifra contando che oggi 17-18 dollari sono circa 14 euro? Misteri dolorosi. Il catalogo è povero. Ma ci sono gigantografie dei Gemelli Diversi (fossero stati "Perversi" sai quanto sarebbe stato meglio) e punti Negramaro ad ogni angolo. Grugni da hip hop nostrano, da superstar fatte in casa, bronci che nascondono profonde catarsi interiori. Sofferenze poetiche. Produzioni profonde. Viaggi dell'anima. La musica italiana è quasi tutta una merda. Ed il termometro per calcolare la puzza è rappresentato dagli ultimi centri sopravvissuti per l'acquisto musicale. Mentre paghi Playboy e l'ultimo di Plagio Cafonacci puoi prenderti il resto sotto forma di cd della pregiata band del Salento. Quando ero fanciullino ed andavo allo spaccio a gustarmi un cremino, di resto a volte, capitava di ricevere qualche caramella Mou. Una delizia. Dura come l'acciaio ma una volta sciolta in bocca sopraggiungeva maliziosa l'estasi della papilla gustativa. Dopo un giro all'interno delle due (note) catene musical-editoriali del capoluogo lombardo si esce caracollanti. Si esce a mani vuote. Si esce avviliti. In piazza Duomo stanno togliendo le impalcature che il giorno prima sono servite per mettere in moto il caro Festival del Bar. Condotto da un tris d'assi. Dopo uno zapping trainato dall'inerzia ho colto in un tempo lampo di dodici minuti alcune mostruosità. L'infradito di Cafonacci sulle note di un pezzo mezzo francese - mezzo tamarro, quattro dementi che dovrebbero essere un gruppo con l'articolo (Le) vestiti da straccioni del Far West, un check it out del presentatore fighetto, un gruppo americano guidato da un attore di serie C vestito come un gelataio di Corso Sempione, le tette della presentatrice sbattute sul muso di chiunque le passi a tiro e il penoso Fornaciari con un ennesimo plagio che questa volta tocca "California Dreamin'". Meglio montare in sella alla macchina e tornare sulla strada di casa. Nella tratta Roma-Milano-Roma gli autogrill si sono appiattiti ulteriormente. Il muffin al cioccolato è una spugna marina. La rustichella un foglio di PVC per asfalto stradale. Il caffè bollente. I cd (ridicoli) posizionati in ceste di cartone e allineati in improbabili ordini da classifica di vendita. Ma dove vogliamo andare? Ma dove cazzo vogliamo andare? Il terzo mondo è ormai sceso al quarto. Per fortuna gli occhi di Josh Homme hanno squarciato il cielo di una Milano irrespirabile. Ma questa è un'altra storia.
Vostro "Ma che genere fanno... tipo Audioslave?" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
22/06/2007 -
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