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Elton John
E' luglio. E' estate. E' finita praticamente la stagione musicale
3/07/2007
di
Morrisensei <
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E' luglio. E' estate. E' finita praticamente la stagione musicale. E' già in programma la nuova. E' il momento, però, degli stadi. E' caldo. E' terribilmente appiccicoso. E' così che non resta che sognare qualcosa o qualcuno che possa alimentare le nostre storie. Possa stimolare la nostra quotidiana esistenza. Prendere sonno in questo periodo - tormentato dal sudore, dalle zanze, dall'arsura, dal letto sfatto e fastidioso, dai pensieri, dalle preoccupazioni - è impresa titanica. Ma una volta chiusi gli occhi ho provato a sognare. Una roulette senza pallina da fermare sulla casella giusta. In rapida successione sono passati: il trapianto di Elton John, i figli di Lady D, la tintura nera dei capelli di Tom Jones, l'infradito di Antonacci che urlava frasi sconnesse tipo "A San Siro mi sono sentito IO!", un'epidemia tra il cast della prossima tappa del festival del bar, un attacco di diarrea comune ad un qualsiasi prossimo concerto in uno stadio di calcio, George Michael e le sue pratiche onaniste "scoperte" in una siepe di Villa Borghese, Faletti suonare al posto di Peter Gabriel, il gruppo TNT al posto dei Genesis. Un incubo converrete con me! Sul più brutto però ecco la pallina arrestarsi improvvisamente sul numero 3 e poi sul 7. Suona il citofono. Corro a rispondere. In un italiano zoppicante ma dal riconoscibile accento americano la persona dall'altra parte ribatte: "Hey man... sono arrivato... scendi dai che è una bella giornata!". Non aspettavo nessuno. Ma tant'è mi precipito a valanga giù per le scale. In sella ad una fiammante mountain bike un ragazzo biondo alto almeno 1.90 ride divertito con una passante. Guardo meglio. Ma certo! Il mio amico Josh Homme è venuto a prendermi. Eppure me lo ero anche segnato sul promemoria. Josh è in bermuda. Una pacca sulla spalla, un saluto a mezza bocca e l'invito a mettere le mie fottute chiappe su un'altra bicicletta da montagna che si è portato dietro sul grosso pick up, ora parcheggiato in tripla fila. Mi dice che per girare in mezzo al traffico di questa dannata città occorre avere sulle spalle una bombola d'ossigeno. Per non finire al suolo senza respiro, come accade, se non siete abituati alle alte temperature, nel bel mezzo di un qualsiasi deserto (possibilmente californiano). Pedalare accanto a 'sto ragazzone è davvero un piacere. Josh è il mio cicerone. Mi spiega la storia nei dettagli. Meglio di una guida. Meglio della vita reale. Tocchiamo tutti i punti nevralgici della città. Un tamarindo ghiacciato in uno dei tanti chioschi sparsi sul lungo Tevere e via di nuovo allegramente fischiettando. Motivi che in quegli attimi stento a riconoscere. Ma mi accodo volentieri. Poi in coda ad un semaforo rosso lo perdo di vista. Scatta il verde e vengo umanamente invitato a farmi da parte, a procedere o a buttarmi nelle acque torbide del sopra citato fiume. Josh non c'è più. Squilla il telefono. E' già mattina. E' luglio. E' estate. E' caldo. E non ho una mountain bike.
Vostro "Misfit Love" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
03/07/2007 -
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