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Lo ammetto: da quando ha chiuso Disfunzioni Musicali, lo storico negozio romano di dischi (e non solo) in zona S. Lorenzo, mi sento un po’ “orfano”. E’ venuto infatti a mancare un solido punto di riferimento – quale “Disfunzioni” è stato nell’ultimo quarto di secolo – dove potersi informare, spulciare, visionare, ascoltare ed eventualmente acquistare musica in piena consapevolezza. Dal quel fatidico giorno dello scorso febbraio, ho a lungo e con accanimento ricercato una alternativa che potesse – quantomeno, parzialmente – fungere da rimpiazzo. E sì che di outlet per i CD a Roma ce ne sono a bizzeffe, e anche abbastanza forniti: Radiation Records in Via Casilina, Mel’s a Via Nazionale, la Discoteca Laziale vicino alla Stazione Termini, e poi i vari Ricordi, Messaggerie Musicali e Feltrinelli. Ognuno di essi possiede delle qualità, ma nessuno – purtroppo – è pienamente soddisfacente, vuoi a livello di prezzi (20 euro per un CD? Ancora?) vuoi a livello di catalogo, troppo spesso limitato ai soliti inflazionatissimi nomi con qualche inserimento casuale ed estemporaneo.
Ecco perché ho accolto con curiosità la notizia dell’apertura anche a Roma di un punto Fnac. Il nuovo negozio della grande catena francese specializzata nella vendita di prodotti culturali e tecnologici, già presente a Milano, Genova, Torino, Verona e Napoli, è stata inaugurato al pubblico una settimana fa all'interno della Galleria Commerciale Porta di Roma, il mastodontico centro commerciale (praticamente una città i cui abitanti sono dediti solo al consumo) situato dalle parti di Via della Bufalotta / Settebagni. Secondo il comunicato ufficiale: “Strutturata su un unico livello, la Fnac di Porta di Roma ha una superficie di 2200 mq, uno staff di 85 persone e offre tutta la gamma di prodotti e servizi dell'insegna: libri, cd, dvd, tecnologie per la fotografia e la ripresa, impianti hi-fi, tv e video, telefonia, informatica (hardware - software) ed elettronica, assistenza e consulenza prima e dopo gli acquisti. Alla Fnac ci sara' inoltre il Forum, uno spazio interno dedicato alla cultura ad ingresso libero e gratuito in grado di ospitare oltre 100 persone, e la Galleria Fotografica. In questo modo la Fnac della capitale rappresenta un nuovo punto di incontro per i romani e una vetrina sia per i grandi nomi della musica, dell'editoria, del cinema e del teatro, che per i giovani talenti”.
Naturalmente l’ho visitato appena ho potuto; ci ho messo un paio d’ore dato che è veramente smisurato, e ora posso riferire che: Fnac non ha l’usato, come ovvio, ma in cambio propone svariate offerte a prezzi stracciati (“Pink Moon” di Nick Drake e “Reggatta De Blanc” dei Police a 5 euro, il doppio live del ’74 di Dylan delle “Bootleg Series” a soli 12 euro, per esempio), e in quantità maggiore della media nazionale. L’impressione però è che si tratti di specchietti per le allodole per venderti le ultime novità che poi, come di regola, hanno un prezzo pericolosamente tendente verso i 20 euro. Il catalogo poi, di per sé, lascia parecchio a desiderare: fornitissimo in relazione ai “soliti nomi” di cui sopra, molto meno se uno va a cercare indie, ristampe dei classici e, in generale, artisti poco frequentati. Spulciando con cura, però, ho scovato chicche abbastanza rare che in altri negozi (italiani) non avevo mai visto: ad es. la ristampa di “Spirit Of ‘76” degli Spirit, o un CD della Collector’s Series della Sony contenente i primi due album dei kraut-rockers Faust (siamo sempre sui 20 e passa euro, però...)
Soppesando i due piatti della bilancia, risulta però evidente che a livello di CD la Fnac di Roma ha poco o nulla a che vedere con la HMV di Londra o con la WOM di Berlino, in quanto a prezzi e ricchezza del catalogo. E’ semplicemente un negozio leggermente più fornito della media dei megastores già presenti in vasto numero in ogni medio-grande città italiana. Va un po’ meglio, la Fnac, nella sezione DVD, davvero ben fornita – e dove, per fare un esempio, vendono gli appena usciti “Apocalypto” e “Notte al museo” a 10 euro – mentre la sezione libri è appena (quasi) a livello di una Feltrinelli (ma non di un Borders o di un Barnes & Noble). Staremo poi a vedere quali eventi saranno ospitati alla sezione Forum; immagino però, a giudicare dallo stile della catena, che si tratterà primariamente di situazioni molto “corporate” o, ancor peggio, della serie “Auditorium Parco della Musica” (“vi diamo l’arte, ora mettetela da parte”). Staremo a vedere. Poi, un giorno, chissà, arriverà anche il momento della riscossa del piccolo privato con la passione e la voglia (e i quattrini) da investire, ma per il momento lo scenario è questo qua: “mega”, ma solo – purtroppo - nel nome e nell'apparenza.
Articolo del
02/08/2007 -
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