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The Velvet Underground
Il monumentale album della "banana" compie 40 anni
24/09/2007
di
Morrisensei <
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Ne sono passati trentasette. Nel settembre del 1970 usciva "Loaded" il quarto ed ultimo lavoro dei Velvet Underground - anche se con questo nome tre anni dopo verrà dato colpevolmente alle stampe "Squeeze" per una formazione guidata dal solo Doug Yule entrato all'epoca del terzo omonimo lavoro in sostituzione di John Cale. Ne sono passati invece quaranta dal monumentale "bananato". Quarant'anni di influenza assoluta. Per la band più importante di tutti i tempi. Quarant'anni di saccheggi, ispirazioni, derivazioni. Quarant'anni che hanno generato in una sequenza irripetibile generi, movimenti, stili, mode, scene, gruppi, atteggiamenti, iconografie, leggende. Tutto sotto un'unica sigla: VU. A partire dalla New York del CBGB's. Dai Ramones ai Television, dai Talking Heads ai Pretenders. E poi gli albori degli anni 80. Il noise dei Sonic Youth, le cupe visioni delle band post punk che tributeranno nel tempo quell'origine anche con cover come è il caso dei Cabaret Voltaire. La neo psichedelia americana come Dream Syndicate e R.E.M. fino alle ibridazioni roots dei Waterboys. Tutte le generazioni sad, slow, shoegaze. Dai rarefatti Galaxie 500 ai seminali My Bloody Valentine. Cascate di feedback. Eruzioni e visioni come quelle dei Jesus & Mary Chain piuttosto che quelle armoniose dei Ride. Una genesi senza precedenti che taglia stagioni ed epoche. Lustri e accadimenti. Il nuovo millennio si inaugura con l'ennesima grande ombra che i quattro cavalieri impellati di nero allungano sugli Strokes e sulle decine di epigoni che verranno anche in generi diversi. Si ascoltino i nuovissimi revivalisti shoegaze Thrushes. E poi interi album dedicati, omaggi, rappresentazioni totali (ne sanno qualcosa i prolifici Phish), cover a iosa che se raggruppate coprirebbero almeno una dozzina di box. Chi non ricorda "Sweet Jane" dei Cowboy Junkies? Chi non ha dato almeno una nota al ricordo dei Velvet Underground? Lo sanno bene anche donnine come Juliette Lewis e Cat Power ma l'elenco è davvero infinito. Un'orgia gaudente senza fine all'orizzonte. Un'ininterrotta cascata di suono partorito da un solo ventre. Un utero inseminato. Quarant'anni scritti sotto un solo nome. VELVET UNDERGROUND. E così sia.
Vostro "I love my heroin" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
24/09/2007 -
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