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AA.VV.
Attenti: spesso il giornalismo musicale è praticato da dietro una scrivania
15/10/2007
di
Morrisensei <
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Domenica mattina. Le 11.30 circa. Nella mia pasticceria/bar di fiducia. Nel mio quartiere. Che una volta era tranquillo come il New Jersey. Ora non si scorge più l'orizzonte. Ora è una piccola città nella città. E' tardi. Ma per un cappuccino ed un invitante (ultimo) maritozzo tracimante panna zuccherosa non mi risparmio. Io per una colazione - a qualsiasi ora - non mi risparmio mai. Sempre sul "campo" a definire ogni volta cosa sia essere coerenti con se stessi. In questo caso con la propria gola lussuriosa. Nel caso musicale essere coerenti con l'idea di cosa significhi fare cronaca. Conoscere. Stare vicino all'evoluzione delle cose. Dei suoni. Degli artisti. Poter quindi avere cognizione di causa per criticare, giudicare, osannare, giubilare, promuovere, consigliare, far conoscere. Perchè sul "campo" ci scendono in pochi. Perchè il giornalismo musicale tricolore si preferisce praticarlo dietro ad una scrivania. Con la compagnia dell'amica Wikipedia, dell'amico Google, della sorella maggiore All Music, con la pratica onanista del copia-incolla, con i luoghi comuni incolonnati ed ordinati, con l'aiuto, l'ausilio, la collaborazione del già sentito, del tramandato, del ripassato. Perchè sul "campo" siamo sempre in pochi. A prendere spintoni e gomitate nella calca. A spingere per guadagnare una posizione favorevole per uno scatto in più. A condurre una vita notturna. A dormire solo quella manciata di ore utili alla sopravvivenza. A trascinarci da una stretta di mano all'altra. A sfogliare, scegliere, conservare flyer di eventi sparsi per poi ritrovarseli piegati e stropicciati nella tasca dei pantaloni qualche giorno dopo. A scambiare opinioni. A vivere appoggiati ad un bancone, ad una transenna, ad un muro impolverato. A respirare fumo, sudore, umidità. A sputare ghiaccio. A bere caffè. A scoprire la musica. La band venuta dall'est. La band venuta con un pulmino scalcinato. La band giovane. La band che ci riprova. La band conosciuta. La vecchia band. Perchè sul "campo" è dura. Perchè non basta presenziare ai soliti "nomi". Non basta una poltrona in prima fila ogni due mesi. Non basta aver ascoltato il disco. Non basta possedere tutta la discografia. Non basta aver comprato il primo introvabile 7" in Nuova Guinea. Non basta. Serve la passione. L'amore. La stoica consapevolezza che anche il concerto a due euro può dare emozioni quanto quello lanciato in orbita a trentacinque. Perchè sul "campo" siamo sempre in pochi. Perchè servirebbe l'umiltà. Per fare un lavoro che ha bisogno di essere alimentato a decibel. Sotto palco. Sul palco. Accanto ai cessi. Con le scarpe sporche. Fuori. In mezzo al rumore. Agli applausi. Alle grida. Al freddo. Perchè non c'è cosa più bella. Cosa più gratificante. Con i segni addosso. Come le rughe del tempo. Perchè dal campo tutto ha un altro sapore. Come un maritozzo (l'ultimo) pieno zeppo di panna zuccherosa. Peccato non possiate sentire tutto questo. Peccato.
Vostro "Magic Cake" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
15/10/2007 -
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