|
Mentre per i fans italiani è cominciato il conto alla rovescia in vista dell’unico concerto italiano del prossimo 28 novembre al Forum di Assago, i rumors provenienti dagli USA raccontano che Bruce Springsteen e la E Street Band sono vivi e non hanno perso lo smalto nonostante il passare degli anni. A differenza del disco, Magic, uscito da un mese e che ha diviso i fans tra chi lo considera un buon ritorno e un album comunque valido e chi invece non ha apprezzato una produzione troppo poco rock e che finisce con l’appiattire il sound corposo e sfaccettato della band, le prime esibizioni dal vivo non hanno deluso. Partito da Hartford nel Connecticut, lo scorso 2 ottobre, il tour è giunto in questi giorni a Los Angeles con due date alla Sports Arena dopo aver toccato Philadelphia, Chicago, New York, il Canada, e ovviamente il New Jersey. Chi si aspettava uno show rumoroso, rock, tinto di sax, chitarre e sudore ha avuto ciò che si aspettava. E’ vero che soprattutto nei primi show la voce del Boss è apparsa ancora in fase di rodaggio e non sempre a suo agio, col nuovo repertorio in particolare, così come l’amalgama del suono E Street Band va definendosi col passare dei concerti. Ma ciò che più premeva i fans era capire se la grinta, l’energia e il sudore della macchina rock fosse ancora intatto. Bene, da questo punto di vista l’ascolto dei primi concerti lascia tranquilli. Va comunque detto, Radio Nowhere non ha ancora il passo di No Surrender o Night, e Living In The Future non regge ancora il fiato di The Promised Land o She’s The One, e insomma la giusta alchimia tra repertorio rodato e ormai consegnato agli annali e le cose nuove tratte da Magic (ma anche da The Rising) resta, concerto dopo concerto, il nodo più difficile da sciogliere. Alcune cose come Gipsy Biker, galoppante brano dall’accento forte e politico hanno trovato una loro collocazione in scaletta ma ancora non convincono. In zona bis la nuova Girls In Their Summer Clothes sembra non avere l’armoniosa ariosità ottenuta sul disco mentre altre cose come la splendida Last To Die o la cavalcata di Long Walk Home paiono già avere il piglio giusto e conquistato il consenso anche dei fans più esigenti. Il concerto in ogni caso tira e nelle due ore e mezza di musica la tensione, i cambi di tempo e le dinamiche del live sembrano essere sempre tenuti sotto controllo dall’esperienza degli E Streeters. I dubbi sulla tenuta fisica sono fugati, Bruce a 58 anni suonati tiene ancora botta e i suoi compagni d’avventura pur con mille chilometri di strada alle spalle non deludono, dal Silvio Dante dei Sopranos Little Steven, al sax inconfondibile di Clarence Clemons, dal piano di Roy Bittan al violino dell’ultima arrivata Soozie Tyrell. L’attacco è quasi sempre affidato a Radio Nowhere preceduto da una richiesta che Springsteen sputa letteralmente sul microfono “Is there anybody alive out there tonight?”. E il boato di risposta del pubblico fa capire subito che il patto tra il Boss e i suoi tifosi non è stato sciolto. Poi è vero che i brani storici come The Promised Land, Prove It All Night, She’s The One, The Ties That Bind, sembrano accendere con più convinzione il pubblico, ma questo d’altronde c’era da aspettarselo. Da Nebraska ecco Reason To Believe, riarrangiata in versione blues-full band, ma non all’altezza di quella eseguita con solo “armonica e stivali” nel tour solo del 2005. C’è spazio per il folk alla Tom Joad della title track Magic cantata a due voci con la moglie Patty Scialfa, e per i pugni e gli occhi chiusi di Badlands. Da Chicago a Oakland la febbre per il boss sembra non essere passata. Se Philadelphia resta una delle città dove Bruce sembra avere una marcia in più, le due date nel New Jersey ci regalano un Bruce davvero a casa, con scaletta lunga e rocciosa. Una delle due date a Ottawa, in Canada ha visto le prime special guest, i due Arcade Fire Win Butler e Régine Chassagne che hanno duettato con gli E Streeters in State Trooper e in un loro brano tratto da Neon Bible, Keep The Car Running. Solita parata di grandi star tra il pubblico per le due date al Madison Square Garden, con Bruce che rispolvera una Jungleland, che a New York trova il suon scenario ideale. Nel finale dei concerti fa sorprendente capolino un vecchio pezzo dei primi anni ’70, Thundercrack che ci regala un Bruce in mezzo a boardwalk e jersey shore e non si può fare a meno di pensare come i personaggi dei primi romantici racconti in musica scritti da uno Springsteen ancora selvaggio e innocente a distanza di anni si portino appresso una splendida, inguaribile nostalgia.
Luci accese infine per Born To Run, immancabile in questo tour con la sua epica da strada che non ha perso smalto e denso sapore. E dopo la saltellante Dancing In The Dark la chiusura è affidata ancora come un anno fa con la Seeger Session band, ad American Land, brano coloratissimo di folk e d’Irlanda, di radici e d’America, e che la E Street band suona un po’più rock e meno roots dei sessionist. In definitiva la macchina rock del Boss sta carburando e in Europa è attesa a Madrid il 25 novembre a pieni giri, unica data in Italia come detto, il 28 novembre a Milano, “c’è qualcuno vivo là fuori?”.
Articolo del
04/11/2007 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|