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The Hub. Questo è il nome di una nuova iniziativa che si propone di raccogliere dal mondo tutte quelle testimonianze che denunciano soprusi e violazioni. Dietro questo sito c'è la firma di Peter Gabriel che vuole sfruttare il potere e le possibilità di internet per diffondere musica ma anche idee e progetti per cambiare quello che non va. E' online da pochi giorni ma già ci sono video dalla Birmania, Palestina, Cina, Argentina.. The Hub è una piattaforma globale dedicata a mezzi di comunicazione e azioni in difesa dei diritti umani. Lo slogan è "Upload It, See It, Share It, Take Action": carica, vedi, condividi, agisci. Chiunque può contribuire inviando materiale video, audio o foto, oppure può limitarsi a osservare o commentare quanto ha visto o scrivere al blog. Un breve video di 60 secondi racconta in sintesi The Hub: basta avere una videocamera, una fotocamera digitale o anche un cellulare per fare le riprese, e poi una sala cinematografica, una tv, lo schermo di un pc e via dicendo fino ai monitor più piccoli per vedere le immagini che hanno fatto la storia dell'umanità: "Technology is power. Use your power" si legge nel video. Già nel 1992 Gabriel fondò Witness, una organizzazione internazionale nata con l’obiettivo di "aprire gli occhi del mondo alle violazioni dei diritti umani". Witness ha lavorato in collaborazione con oltre 250 organizzazioni in più di 80 Paesi nel mondo, mettendosi in contatto con centinaia di attivisti e difensori dei diritti umani. Con lo slogan "See It, Film It, Change It" (Vedilo, filmalo, cambialo), l'organizzazione in quindici anni ha testimoniato le violenze nei confronti di minoranze fino alle drammatiche sequenze girate in Birmania. Dalla Birmania parte anche The Hub, progetto nato da una costola di Witness, con cui condivide gli intenti ma che si apre alle nuove possibilità a disposizione degli utenti di internet che nel frattempo si sono perfezionati e sono in grado di girare immagini, scrivere e raccontare quello che li circonda. The Hub intende così raccogliere i video amatoriali di denuncia, diventando una sorta di "YouTube per i diritti umani".
Articolo del
14/11/2007 -
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