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Usb Pen Drive
Addio al CD, arriva la penna USB
25/11/2007
di
Morrisensei <
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Dice che... dovremmo presto dire addio al CD. Perchè la musica ci verrà servita in kit USB. Dice che... così sarà più veloce, economico (?) e si guadagnerà tempo. Dice che... però non hanno fatto i conti con l'oste. Con noi che di musica viviamo 24 ore su 24. Da sempre. Con degli appassionati - autentici - che la musica piace, si, prima ascoltarla (magari), ma poi sceglierla, sfogliarla, pensarla, toccarla, testarla, giudicarla con mano. E quando dico mano intendo fisicamente con MANO. Sporcarla con la polvere delle centinaia di custodie in esposizione, con le plastichine dell'usato, con i porta CD scorrevoli, girevoli, pieghevoli. Con noi che abbiamo ancora un tuffo al cuore nel vedere la grammatura pesante di un vinile, di una copertina storica, nel sentire il profumo di nuovo, di vecchio, di rigato, di già utilizzato. Con noi che teniamo da conto le buste da trasporto dei negozi di dischi. Anche di quelli che non ci sono più. Con noi che viviamo di ricordi. Di ritagli e immagini custodite chissà dove. Con noi girovaghi. Come tanti cani da tartufo a seguire la "pista" giusta. In una nuova città è poi affare stimolante. Quasi uno sport per tenersi in allenamento. Scovare il negozietto caratteristico. Esser fieri di aver comprato fuori "casa". Con noi che la musica preferiamo anche (a volte) acquistarla attraverso internet. Digitando qualche tasto. Riempendo qualche casella. Svuotando qualche carta prepagata. Ma con il piacere dell'ansia nell'attesa di ricevere un pacchetto direttamente a casa. Il rumore di una busta imbottita soave e dolce come un bacio nella notte. La pratica delicatissima della rimozione dell'etichetta adesiva. Quei secondi "sospesi" a guardare il disco ottico adagiato nella custodia. Quindi il passo successivo: sfilare con cura il booklet. Odorarne la fragranza intonsa. Come tanti archeologi alla vista immacolata di un sarcofago. E rimanere a rimirare le cataste, le pile, i cumuli che ornano la nostra cameretta. Con o senza ordine apparente. Riconoscere il disco attraverso il dorso. Contarli due-tre volte a settimana. Esserne orgogliosi. Ecco, dice che tutto questo non è stato contemplato. Che con la musica compressa, liofilizzata, omogeneizzata in un kit USB tutto si ridurrebbe ad una mera operazione senz'anima. Senza cuore. Dopo il CD non ci può essere più nulla. Non vogliamo che ci sia più nulla. Perchè la teconologia applicata al supporto discografico è la tomba sepolcrale di una passione che vive di sensazioni. Di sensi (tutti). Di scosse improvvise. Di abbagli e risvegli. Di scoperte e sorprese. La musica va rispettata e amata. Proprio come fosse una donna. Bellissima. Fatale. Tra le braccia della quale perdersi.
Vostro "Kit Carson" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
25/11/2007 -
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